— Nulla, nulla... Vado via per tornare stasera. Attenetevi dunque alla mia prescrizione: riposo, tranquillità di spirito e fede nel vostro avvenire.

Ciò detto fece un cenno di saluto e si diresse verso l’uscio, giunto al quale si rivolse per salutare di nuovo il giovane e poi andò via.

— Parola d’onore, non mi ci raccappezzo — mormorò il giovane — pure son certo che il dottore, una brava persona a quel che pare, la sappia più lunga di quando mi voglia far credere. Che mistero è questo? Io son di sicuro in casa di quella incognita che fu la prima a prendere il mio braccio, che io già avevo giudicato per una signora, forse anche una gran signora. Ella mi mostra così la sua riconoscenza, pure avendo potuto lasciarmi giacente sulla via. Sì, ma se mi fece raccogliere onde io non ne indovinassi il nome e per evitare uno scandalo? In tal caso la riconoscenza si chiamerebbe prudenza! Insomma, io debbo sapere, voglio sapere, anche perchè il mio ospite, uomo o donna, sappia che io non son uomo da seguire il consiglio molto pratico, ma punto delicato, del dottore.

E con una rapida risoluzione, fece di nuovo squillare il campanello ed attese con l’aria di chi abbia formato un disegno.

L’istesso cameriere apparve sull’uscio.

— Datemi i miei panni — gli disse con l’accento di chi è sicuro d’essere ubbidito — il dottore mi ha trovato in grado di alzarmi e di uscire.

— Lei non può uscire — rispose l’impassibile cameriere — se prima non avremo ricevuto l’ordine.

— Noi? chi noi?

— Noi dell’anticamera, i valletti della sala di entrata, il portinaio...

— Ma dunque son prigioniero?