Il cameriere fece un gesto come per dire che non ne sapeva nulla.

— Via, via, non mi fate andare in collera chè io son buono a gittar dalla finestra voi dell’anticamera, i valletti della sala di entrata e il portinaio. Dite il mio desiderio al vostro padrone, chè non voglio mostrarmi scortese usando la forza.

— Il nostro padrone è assente.

— Anche questo? E quando tornerà cotesto vostro padrone?

— Fra cinque o sei giorni, anzi, prevedendo che lei avrebbe voluto andar via, ci ha detto di pregarlo ad aver pazienza.

— Dunque lo vedrò finalmente cotesto mio ospite?

Il cameriere rispose con lo stesso gesto evasivo, poi riprese:

— Se vorrà vestirsi, troverà in quell’armadio degli abiti: i suoi furon portati via perchè macchiati di sangue... Ha da comandarmi altro?

Il giovane rispose con un cenno della testa che fu dal cameriere inteso come di commiato.

Rimasto solo, Riccardo si diede a riflettere ai casi suoi davvero assai strani. Se il suo ospite gli aveva fatto dire di attenderlo, aveva dunque in animo di rivelarglisi e quindi era suo obbligo di attenderlo. Sempreppiù si andava persuadendo che l’ospite fosse una donna, e proprio quella donna per la quale era stato ferito. Un ricordo inoltre sopravvenutogli di un tratto, lo aveva fatto decidere a rimanere: la donna mascherata nel sentire il suo nome non si era mostrata consapevole di molti episodi della vita di lui, ciò che l’aveva vivissimamente sorpreso? Come dunque li conosceva? chi glieli aveva detti? dove mai l’aveva conosciuto?