Ma colui del quale si parlava non prestava ascolto a tali voci: si teneva tuttora immobile non distogliendo gli occhi dal palco reale. Sol quando alcune mascherine a braccetto fingendo non vederlo l’investirono così da farlo rimuover da quello atteggiamento, ebbe come un lampo nello sguardo.

— Donnette mie, non è ancor l’ora. Venite più tardi a gittarvi fra le mie braccia che sono abbastanza robuste per portarvi via tutte e quattro.

Non aveva punto mutato tono di voce: le mascherine a quelle brutali parole rimasero perplesse, poi soffocando uno scoppio di riso passarono oltre.

— Capperi, è un brigante sul serio! — disse una di esse.

— Portarci via tutte e quattro? Sì, e poi?

— Oh, eccone un altro — esclamò una delle maschere.

In fatto avevan dato di petto in un altro brigante calabrese mascherato anche esso, ma nella persona differiva dall’altro. Era tozzo, massiccio, assai negletto nelle vesti che potevano dirsi povere. Alcune ciocche grige gli cadevano sulle guance coperte dalla maschera, e l’incedere un po’ incerto, l’evidente imbarazzo dei suoi atti facevano supporre che ei fosse affatto nuovo a quel bailamme. Invero, urtato dalle quattro mascherine non si fece da parte, ma alla sua volta diede una spinta e con una spallata fece cader due del gruppo che si diedero a gridare come gazze ferite.

— Mascalzone, villanaccio! — urlavano non più con le vocine in falsetto le due mascherine che erano andate giù a gambe in aria.

Ad una di esse si era sciolta la maschera e coloro che le avevan fatto cerchio intorno riconobbero nella caduta la più vezzosa delle ballerine che aveva un nome molto noto fra i gaudenti, onde molti si affrettarono a porgerle la mano per aiutarla a rimettersi in piedi.

— Che è accaduto, che è accaduto? — le si chiedeva premurosamente. — Vi siete fatta male?