Il silenzio era profondo.

Ma il silenzio profondo fu rotto da un lieve cigolìo: le cortine del fondo si aprirono, una donna apparve, che si inoltrò pian pianino, varcando il semicerchio di luce che spandeva la lampada. I magnifici capelli biondi disciolti per le bianche spalle che una nera vestaglia lasciava denudata, gli occhi accesi come per febbre, le labbra rosse e tremanti nel pallido viso, il seno magnifico che ansava facevano di quella regale bellezza una prepotente fascinatrice. Ella con gli occhi lampeggianti fisi sul giovane si accostò al tavolinetto accanto al tettuccio sul quale era un vassoio con un bicchiere ed una bottiglietta piena di un roseo liquore: l’aperse e vi lasciò cadere una polvere contenuta in una scatoletta d’oro. Poi...

Il giovane dormiva supino con la testa fiera e maschia affossata nei morbidi guanciali. Era sogno o era realtà? Sentiva sulla bocca una bocca ardente e due braccia che lo stringevano su un seno morbido e caldo.

Aperse gli occhi e diede un grido.

— Siete venuta, siete venuta? — disse lui discostando un poco quella donna da sè per contemplarne meglio le fattezze. — Come siete bella, come siete divinamente bella!

— Parlate sommesso — disse lei con un soffio di voce.

Capitan Riccardo non avrebbe saputo dire se fosse sveglio o se quello fosse un sogno, un sogno divino.

— Era il vostro ritratto dunque quello che vidi una notte e che fu poi tolto?

— No, no — affrettossi a rispondere lei.

— Come vi somiglia, come vi somiglia! Ma siete voi, dite, siete voi l’incognita che chiese il mio aiuto?