— Sì, sì, taci, taci! — mormorò lei.

— Ah, sì, ricordo che mi diceste di esser bella, ed io bella vi ho sognato... Ma la realtà supera il sogno... Oh, che vi guardi, che vi contempli...

E il giovane con le mani nel morbido viluppo della bionda capellatura di lei ne discostò vieppiù il volto dal suo e si diede a scorrere con lo sguardo fiammeggiante per tutte le bellezze di quella donna di cui respirava il profumo acre, ma pur soave.

— Voi siete la Regina...

— Io? — esclamò lei sollevandosi con un atto di sgomento.

— Sì, sì, la regina della bellezza, e se fossi morto per voi, purchè vi avessi per un istante vista in viso, mi sarei inteso compensato abbastanza. Ma perchè mi avete fatto aspettare tanto?

— Eravate ferito — mormorò lei chinandosi di nuovo sul giovane che l’aveva rassicurata con le sue parole. — Temetti che la mia presenza, una qualsiasi emozione potessero ritardare la guarigione...

— Ah, sì comprendo ora — fece il giovane che non si saziava di contemplar quelle bellezze alle quali la penombra conferiva una vaghezza di fantasima. — Ah, come dovete essere vieppiù divinamente bella al sole, e nello sfolgorar di cento ceri! E la vostra compagna, dite, la vostra compagna? Perchè eravate in due quella sera...

— Era la mia cameriera — rispose lei con accento brusco e reciso.

Il giovane fece un atto di meraviglia, ma poi sotto il fascino di quella donna, del mistero che la circondava, col cervello inebriato dei profumi, con gli occhi abbagliati, sentendo sempre per le vene una fiamma e ancor incerto se quello fosse un sogno, cinse con le braccia la vita della incognita attirandola a sè.