— Dimmi, dimmi chi tu sei, dimmi con qual nome debbo invocarti...
— Ti piaccio? — domandò lei con un sorriso che mise un bagliore di neve nella bocca rossa ed ardente.
— Sì, sì, assai! — esclamò lui fissandola estasiato nelle pupille.
— Ebbene, chiamami come vuoi tu, il piacere, la voluttà, l’amore, ed ecco quel che sono ora per te.
— Sì, sì, il piacere, la voluttà — mormorò lui.
— Perchè non dici anche l’amore? Ami forse un’altra donna tu?
E nel fargli questa domanda, il labbro inferiore, un po’ più pronunziato dell’altro, le tremava, gli occhi azzurrini che erano così dolci nei baci, ebbero un lampo ferino, e la voce ne era aspra e stridente.
— L’amore! — rispose lui allentando la stretta e ripiegando il capo come sorpreso da un pensiero o da un ricordo. — No, no, nessuna donna mi ha mai amato!
Sperò così di aver deluso la domanda per una certa diffidenza che pur nell’ebbrezza lo teneva guardingo, ed anche perchè in quel subito divampare del suo sangue, aveva ritegno di frammettere il nome e l’immagine di una fanciulla come temesse di farle oltraggio. Poi proseguì:
— Certo nella mia vita avventurosa a molte donne io piacqui, molte mi piacquero, ma nessuna nessuna lasciò di sè memoria nell’anima mia.