— Se mi veniva da te, nettare degli Dei! — disse lui per continuare nello scherzo.
Ella rispose seria e grave:
— No, sul serio, vino da imperatori... del Tokai. Mescine nel bicchiere.
Egli si rivolse, sturò la bottiglia e riempì il bicchiere che le porse.
— Bevi tu — disse lei.
— No, no, mia dolce signora...
— Bevi, così voglio! — esclamò con voce imperiosa.
— Non andare in collera, via. Vai presto in collera tu! — rispose Riccardo un po’ sorpreso. — Ma bada, veh, che anche io vo in collera talvolta, e in tal caso, so essere uomo, comprendi?
— Ah, sai esser uomo! — esclamò lei col viso sfavillante di gioia. — Sì, sì, lo credo. Hai avuto un gesto superbo di orgoglio e un accento reciso di dominatore. Perdona sai. Gli è che finora io ho vissuta fra femminucce in calzoni. Sei un uomo tu! È vero, è vero: me ne accorgo dal lampo che hai nello sguardo. Se avessi ubbidito alla mia voce, ti avrei stimato meno. Sei bello, sei prode, e sai volere! Ah, se il re che è fuggito fosse stato prode, e avesse avuto negli occhi quel tuo sguardo di fiera volontà...
— Che importa del re a noi, in questa ora? — disse lui scrollando le spalle.