È vero però che ne aveva inteso dire un gran male, da alcuni che la dicevano feroce ed implacabile nelle sue vendette, da altri che aveva avuto di molti amanti: ma aveva anche inteso dire che eran quelle delle vili calunnie spacciate dai rivoluzionari i quali pur di abbattere il trono e l’altare non si facevano scrupolo di vilipendere con orrende menzogne il Re e la Regina, la Regina specialmente da essi più temuta. Inoltre gli amanti che le si attribuivano erano principi o ministri, onde se anche quelle voci non mentissero, come credere che Ella, la quale a piè del trono aveva tanti superbi e magnifici signori su cui posare lo sguardo, si fosse avvilita a far di lui l’amante di una notte, di lui povero e rozzo montanaro?
Egli dunque respingeva come insano il dubbio che per un istante gli era balenato nella mente. Ma se non era, e non poteva essere la Regina, certo la donna che egli aveva difeso e che lo aveva compensato con una notte d’amore, esser doveva fra quelle che possono far piegare alla loro le altrui volontà; che sicure del silenzio dei loro fidi possono contare sulla loro devozione e sulla loro complicità nello appagamento dei capricci. Una Regina così fiera ed insieme così odiata avrebbe sdegnato il contatto della folla che quella sera gremiva il teatro, di quella stessa folla alla quale poco innanzi si era mostrata sul palco reale in tutta la superba maestà di donna e di sovrana.
Chi era dunque, chi era quella donna?
E rivedendola, perchè a costo anche di sparger tutto il suo sangue, ne sarebbe andato in traccia, l’avrebbe riconosciuta? Era bellissima sì, stupendamente bella, ma il viso nella semioscurità dell’alcova era come velato dall’ombra, sicchè in lui ne era rimasta come una immagine confusa. Ah, perchè, perchè smarrito, sconvolto dalla apparizione che credeva un miraggio della fantasia, non si era imposto di dominarsi per veder bene in viso ed in piena luce la donna che l’aveva sopraffatto; e nel delirio, in quel subito divampar del sangue non aveva serbato tanto di ragione da costringerla a svelargli il nome e lo stato?
Ed il giovane che si era seduto sulla murata della barca, ricercava nella memoria il viso di quella donna, ma con dolore riconosceva che esso sfumava nell’ombra. Ed avrebbe vissuto sempre in una tale incertezza? E se quella donna, appagato il suo capriccio, non gli desse più nuove di sè, avrebbe dovuto portare non solo nella sua anima, ma nel suo sangue il ricordo di quella notte divenuto una smania angosciosa? Ed anche se un giorno si fosse incontrato in lei, nessuna prova, nessuna poteva addurre per costringerla a confessare di esser lei la sconosciuta che in premio del sangue da lui versato per lei gli aveva avvelenato il sangue coi baci di quella notte!
In questo intese un colpo di cannone: si scosse e guardò lontano donde il rombo era venuto: poi altri colpi ed altri si susseguirono ad intervalli, e nello stesso tempo vide tre navi uscir dal porto e in una di esse spiegato al vento il bianco pavese reale.
Un pescatore proprio allora era disceso dalla sua barca e tirava le reti alla riva.
— Dimmi, amico, — chiese il giovane — perchè quei colpi di cannone?
Il pescatore si tolse il berretto e poi rispose:
— È la Regina che va a raggiungere il Re in Sicilia. Ah, povera donna, non lei certo avrebbe abbandonato così noi e la città nostra ai Francesi che vorranno vendicarsi della batoste che ebbero cinque anni or sono. Povera donna, ha fatto quel che ha potuto, ma.. gliela farà pagar cara, vedrete.