— Grazie, buon’uomo — disse il giovane nel cui animo eran sorti nuovi dubbi che lo tenevano perplesso.
Il pescatore tornò alle sue reti. Capitan Riccardo fu tratto dai suoi pensieri dalla vista della valigetta su cui dormendo aveva poggiato il capo. Fin allora nè i due cavalli, che sbuffavano talvolta scalpitando, nè le armi deposte presso il luogo in cui lui aveva giaciuto, nè la valigetta avevano attratto la sua attenzione.
— Ah — disse con un grido — chi sa, chi sa non vi troverò svelato il mistero? Ed io che mi ci affannavo! Ma avrei dovuto incominciare con aprirla, ed ogni cosa si sarebbe chiarita.
Così dicendo apriva con mano convulsa la valigetta che era chiusa e stretta soltanto dalle cinghie.
— Delle camice — disse lui allorchè l’ebbe aperta — il pensiero è gentile, ma... Ah, una borsa... delle monete d’oro... una somma, una somma cospicua!... Mi ha voluto pagare dunque il sangue che ho sparso per lei... No, no, per mille diavoli, il mio sangue non lo vendo... Getterò al mare questa borsa se non potrò restituirgliela. E nulla, null’altro? Vediamo, vediamo ancora... Non è possibile, no. Del danaro a me, a me! Ah, se avessi osato offrirmelo stanotte, sarebbe bastato per farmi riacquistar la ragione.
L’ira per ciò che reputava una ingiuria gli aveva acceso il volto; pur continuava a frugare.
— Cosa è questa, cosa è questa? — gridò poi. — Un portafoglio, delle carte... Ah, finalmente, finalmente!
Nel dispiegar le carte le mani gli tremavano, l’ansia non gli faceva discerner bene i caratteri. Si alzò per rimettersi in calma.
— Orsù — disse poi. — Ho come un presentimento che leggerò il decreto de! mio destino, e che da questo punto incomincia per me una novella vita. Orsù: bisogna leggere attentamente e con animo sereno.
La carta era scritta con caligrafia sottile, ma ben marcata. Il giovane lesse: