— Ebbene sì — disse lui con una subita risoluzione: — O nello abisso o sulla vetta.
E gli occhi gli sfavillarono di ardimento, e il viso maschio e fiero si illuminò come se in quell’istante il giovane avesse ritrovato il nuovo sè stesso sorto dall’anima sua.
Chiuse la valigia che poi allacciò sulla sella del sauro il quale nitrì di piacere alle carezze del giovane: cinse la spada, infilò alla cintura la pistola, mentre impaziente guardava verso il luogo in cui i compagni erano a rifocillarsi. Poco dopo li vide venire.
Si accorse che lo guardavano con meraviglia tanto ad essi parve diverso da quello che era nello svegliarsi.
— Presto — disse — presto, che è tardi. Monterete a vicenda sull’altro cavallo. Del resto so che avete buone gambe. Fra quattro giorni dobbiamo essere in Calabria.
In ciò dire balzò in sella e prendendo la carabina che Pietro il Toro gli porgeva con aria un po’ ammusonita perchè aveva sperato che il giovane gli confidasse i suoi segreti:
— Via, su — disse con voce di comando. — Monti per primo Pietro, poi voi altri, man mano.
Si avviarono. In quel mentre il giovane che fissava l’occhio verso il mare lontano, vide le tre navi che eran giunte presso l’estrema curva dell’orizzonte e che apparivano come ali di alcioni nell’azzurro del mare e del cielo.
— Andiamo — mormorò Riccardo — verso l’amore, verso la fortuna, oppure — che importa? — verso la morte!