I.

Nella casetta di Carmine, innanzi ad un buon fuoco, mentre fuori scrosciava la pioggia e rombava il tuono, sedeva la vecchia Geltrude insieme col suo vecchio amico che, a credere a quanto si diceva dai maligni era stato il suo amante.

Gli è che Geltrude quel giorno era salita dalla vallata in cui era il molino per alcune faccenduole che doveva sbrigare nel paesello, poi entrata nella casetta di Carmine per salutare l’amico si era indugiata innanzi al focolare chè la temperatura di quel giorno di gennaio era assai rigida: intanto era venuta giù la pioggia e in fondo alla vallata si sentiva minacciosamente rombare il torrente, sicchè Carmine aveva detto:

— Via, resta qui stasera; non odi che vento e che pioggia?

La vecchia aveva scrollato il capo con un certo lampo di malizia negli occhietti.

— Bravo — disse poi con un far lezioso — perchè si dica poi che....

— Che cosa? — chiese Carmine ingenuamente.

— Si rimettano in campo certe vecchie storie... certe calunnie...

E con le mani al fuoco, curva sulle ginocchia lo guardava sott’occhi mentre stringeva le labbra per non scoppiare a ridere.

Carmine, che non se l’aspettava, la guardò alla sua volta come stupito che tali idee le potessero venire in testa.