Ma la marcia trionfale dell’ometto fu arrestata di botto. Fendendo la folla l’altro mascherato da sanfedista, che fin allora, forse perchè assorto nell’attesa della Regina, non si era accorto di quel che era avvenuto, giunto innanzi all’ometto gli mise una mano sulla spalla dicendogli:
— Non fare il fanciullo, via, lascia andare cotesto pulcinella.
— Lo voglio mettere alla porta come voleva far di me lui.
— Lascialo andare, te lo impongo.
L’ometto rispose con una scrollata di spalle, esitò un istante, poi aprì le braccia e il pulcinella cadde tra la folla che si diede di nuovo a ridere e ad urlare.
— Ho fatto il piacer tuo — disse l’ometto al nuovo sopraggiunto — ora andiamo via, andiamo via, perchè... tu mi conosci, se mi sale il sangue agli occhi te ne scanno una dozzina. Io non son fatto per...
— Va ad aspettarmi fuori, dove sai — rispose l’altro sottovoce. — Verrò presto a raggiungerti. Resti soltanto qui il Ghiro ed il Magaro che san più contenersi...
— Contenersi, contenersi! — borbottò l’ometto seguendo l’altro che si era diretto verso la porta sottostante al palco reale.
Ivi giunto sostò: volse lo sguardo per la folla e vide qua e là alcuni mascherati nella sua foggia istessa i quali parevano guardassero verso di lui. Egli fece un segno, e poco dopo li vide ad uno ad uno venire alla sua volta. Nel passar loro d’accanto mormorò pur facendo sembiante di non badare ad essi:
— Seguite Pietro il Toro... qui siamo in troppi.