— Mi diedi a correre a correre, certo che qualcosa di grave era avvenuto. Sapevo l’odio che il barone covava contro i duchi di Fagnano; sapevo che sopportava con fierezza le sue avversità, ma non si sarebbe acconciato al disonore che gli veniva poi dal suo peggiore nemico; certo la figliuola non potendo più occultare il suo stato aveva dovuto svelargli il matrimonio; certo qualche cosa di terribile era avvenuto. Mi ricordai della raccomandazione che ci aveva rivolta il duca: la poveretta aveva bisogno di aiuto, di soccorso, di un amico, mentre il padre l’aveva abbandonata, nè era in caso di giovarle in nulla. Con questi pensieri giunsi trafelato alla casa del barone; non ebbi bisogno di picchiare perchè la porta era aperta. Entro, e uno spettacolo miserando mi si offerse. La povera signora giaceva supina sul lettuccio così bianca che pareva non avesse più sangue nelle vene. A lei vicina era Giovanna, una vecchia contadina, unico avanzo della numerosa servitù di un tempo, la quale vinta dal dolore era impotente a prestarle aiuto. Al rumore che feci nell’entrare la giacente aprì gli occhi e mormorò con filo di voce. — Grazie d’esser venuto; è il buon Dio che vi manda.

Quando ecco intesi un vagito che mi fece trasalire. — È mio figlio, disse la disgraziata; portatelo via.. mio padre l’ucciderebbe... Ve l’affido chè io mi sento morire. — Così dicendo fece uno sforzo, si sollevò a mezzo il letto e mi porse un bimbo nato allora. Io stendevo le braccia, quando la poveretta che soffocava dai singhiozzi, si diede a baciarlo e a ribaciarlo gemendo. — Quale sarà la tua sorte, quale sarà la tua sorte, o figlio, o figlio mio?! — Io non so come mi tenevo in piedi; sentivo sconvolto il cervello e il cuore gonfio di angoscia. — Lo farete battezzare, disse infine la misera: lo chiamerete Riccardo come il fratellino che mi morì. Se mai il duca ritornerà gli darete questa lettera che gli farà riconoscere il figlio suo e ne avrà la prova sicura. — Io avevo preso tra le braccia il fanciullo che ravvolsi nel mantello e non potei rispondere che con cenni di assentimento così ero convulso; conservai la lettera suggellata e tornai a casa. A, tu piangi adesso, Geltrude, ora immagina qual cuore era il mio innanzi a quella madre che si separava dal nato delle sue viscere, sicura che non l’avrebbe mai più riveduto!

Invero la vecchia Geltrude ascoltava con gli occhi gonfi di lagrime.

— Come tornai a casa, non te lo so dire. La mia vita fin allora era scorsa tranquilla e serena: quel fanciullo che una morente mi aveva affidato, poichè io sentivo che la poveretta ne sarebbe morta, la sconvolgeva e forse mi sarebbe stato causa di dolori e di rovina. In quell’orgasmo mi si era fatto la luce sull’accaduto: il nuovo duca aveva imposto al parroco di lacerare l’atto matrimoniale per garentirsi d’ogni possibile pericolo, d’ogni rivendica dei titoli e dei beni usurpati. Le sue spie avevano dovuto avvisarlo delle nozze celebrate in quella notte, e se non ricorse allo espediente di sopprimere anche i testimoni gli è che di me non aveva paura perchè mi sapeva timido e amante del quieto vivere; di Pietro, risoluto e attaccabrighe, nemmeno perchè aveva dovuto prendere il bosco: e forse contava anche sul furore del barone quando avrebbe saputo il fallo della figliuola. Insomma io mi trovai in casa con un fanciulletto e passai tutta la notte a cullarlo finchè all’alba comprai un po’ di latte per sfamarlo, risoluto a tenerlo nascosto per un pezzo onde non attirar su me l’attenzione del duca.

— E del barone e di quella povera signora?

— Il barone colpito d’apoplessia fu portato a casa. Si disse che era andato dal parroco per confessarsi. Non riacquistò più i sensi e morì dopo tre giorni. La figliuola dopo pochi giorni lo seguì nel sepolcro, ed a me rimase il fanciullo che poi feci credere d’aver trovato nel bosco in un frattume.

— E che disse Pietro il Toro quando seppe l’accaduto? Gli parlasti della lettera suggellata?

— Ah, tu vuoi saper troppo adesso. Io ho potuto dirti quel che riguardava me, ma quel che riguarda Pietro il Toro non posso e non debbo. Ti basti il dire che fece.. quel che dovevo aspettarmi per la sua indole e quel che un giorno forse potrebbe riuscire assai utile a qualcuno. Intanto il duca era partito per Napoli, chè col titolo e con le ricchezze era cresciuta l’ambizione sua. In Napoli, ebbe un ufficio a Corte, sposò la figliuola di un gran signore, dalla quale ebbe un’unica figlia, che portò qui quando rimase vedovo e la giovinetta uscì dal convento ove si era educata. E si dice che non l’avesse voluta con sè a Napoli, perchè gli era d’imbarazzo continuando egli a vivere nei vizi e nella crapula. Però si assicura che quell’uomo il quale sacrificò il fratello alla sua ambizione, ami assai la figliuola, pure standone lontano; anzi lui dice che la tiene qui per sottrarla alla corruzione della Corte. Sarà poi vero che la tiene qui per questo?

— Ma ora l’ha ripresa con sè...

— Vuol dire che si preparano dei tristi tempi... Anche sei anni or sono la portò seco.