— Sì, ho inteso — disse Geltrude. — Mi ero appena appena addormentata.

— Ma insomma — continuava a dir la voce — vieni ad aprir sì o no?

— Vengo, vengo — gridò Carmine balzando dal letto e accendendo una lucernina.

— Tanto ci voleva? — esclamò Pietro il Toro, il primo ad affacciarsi sull’uscio. — Su presto, un buon fuoco, un gran fuoco, un paio di caraffe di vino, del pane e del salame...

— O del formaggio che val lo stesso — disse il Ghiro comparendo.

— E Riccardo, Riccardo? — chiese Carmine che ancora non si era rimesso dalla sorpresa.

— Attende col Magaro a mettere nella stalla i nostri cavalli... già, i nostri cavalli, due bestie che ti faranno sbarrar gli occhi dalla meraviglia. Ah, ma tu sei in buona compagnia! — disse poi Pietro il Toro vedendo Geltrude che seduta a mezzo il lettuccio badava a ricomporsi. — Ah, vecchio, impenitente!

— Sta zitto tu, mascherone di fontana, spaventa passeri — gridò Geltrude offesa.

— Andiamo, andiamo, non dirò nulla di tanto scandalo se vi affrettate a mettere una o due fascine al fuoco. Se aveste tanta acqua addosso quanta ne ho avuta io, vi sarebbe passata la voglia di far gli sposini!

Carmine però non si moveva dalla porta e guardava nel buio per veder giungere Riccardo: dall’allegria dei due compari aveva compreso che ci era qualcosa di buono in aria.