— Capperi! — esclamò quando vide entrar Riccardo.

— Buonanotte, zio Carmine, buonanotte. Ti abbiamo svegliato a mezzo il sonno — disse questi entrando e deponendo una valigetta sul lettuccio.

Il giovane aveva aperto il ricco mantello, e la esclamazione di Carmine era giustificata dal vederlo vestito come uno dei signori che eran venuti parecchie volte a far visita al duca. Stentava quasi a riconoscere in lui il giovane che aveva visto venir su come uno dei tanti diseredati dalla fortuna costretti a logorar la vita negli stenti. Non mentiva il sangue, non mentiva! Come gli si attagliavano bene quelle vesti che conferivano alla singolare bellezza di lui un’aria signorile, e che egli portava con la disinvoltura di chi vi è usato!

— Basterebbe vederlo — disse tra sè e sè Carmine — per convincersi che è lui il vero duca di Fagnano.

Anche Geltrude era rimasta ammirata; e subendo il fascino che la ricchezza delle vesti esercita su i contadini, non aveva osato volger la parola a quel giovane che pure aveva vissuto con lei in tanta dimestichezza. La guardava come se lo vedesse per la prima volta; non era più per lei il misero trovatello, del quale incerta fin allora le era l’origine: sapeva bene adesso che era lui il signore legittimo, il padrone vero di quelle ricchezze che facevano dei duchi di Fagnano i più cospicui signori del regno, e sentiva come una confusa soggezione di trovarsi insieme in quella casuccia.

Intanto ardeva sul focolare una gran fiammata innanzi alla quale i tre compagni di Riccardo si eran seduti e con le gambe aperte, le mani al fuoco si ristoravano dalla stanchezza, mentre Carmine aiutato da Geltrude attendeva a preparare un po’ di cena. Riccardo si era seduto anche esso e pareva pensoso con un’ombra di tristezza nel viso che discordava con l’allegria dei suoi tre compagni.

— Lui non mi par molto soddisfatto — disse Geltrude sottovoce a Carmine mentre mesceva del vino nelle bottiglie — invece gli altri sembra che abbiano toccato il cielo con le dita.

— Me ne sono accorto anche io — rispose Carmine. — Pure non hai visto che armi, che vesti proprio degne di chi è nato duca?! E quella valigia con borchie ed ornamenti che sembrano d’argento?

— E saran forse d’argento! — fece Geltrude che indugiava nell’andare attorno per poter con l’aiuto di Carmine penetrare nel mistero.

Riccardo intanto si era scosso dai suoi pensieri e fattosi presso ai compagni che s’erano chinati verso lui per intender meglio: