— Ed a nome di lei che vi parlo e in nome di lei andrete dove io vi ho detto — rispose Riccardo assumendo tale autorità nell’aspetto che gli altri ammutolendo lo guardarono con un’aria di stupore come se uno sprazzo di luce fosse di un tratto balenato nella loro mente.

Invero per tutto il viaggio durato otto giorni, il giovane aveva evitato di alludere al come aveva trascorso il tempo della sua dimora in Napoli, e aveva stornato il discorso quando alcuno dei tre, Pietro specialmente, aveva accennato al ricco equipaggio del giovane e al contenuto della valigetta che la notte nei fondachi e nelle locande in cui prendevano alloggio serviva di guanciale al suo possessore, finchè delusi nelle loro speranze non avevan più tentato di appurare il mistero. Il contegno del giovane non era punto mutato e continuava con essi nella dimestichezza; però talvolta si abbandonava ai suoi pensieri, e pareva a giudicar dalla fisonomia che qualche cosa di ben grave lo turbasse, ciò che era molto strano perchè d’ordinario l’umore del giovane era spensierato e lieto. Ecco dunque che di un tratto il mistero si diradava in parte pur restando ancora insoluto. Ma erano bastate quelle parole perchè agli occhi dei tre avventurieri il giovane assumesse un aspetto insolito, cui conferiva maggior prestigio quella subita luce che si era riverberata su lui al nome della Regina.

Si guardarono muti, mentre il giovane ricadeva nelle sue riflessioni.

— Orsù, a cena — disse in fine Carmine — e scusate se sorpreso così a mezzo della notte non posso offrirvi che ben poco.

Si alzaron tutti e sedettero intorno alla mensa rischiarata da un candeliere che Carmine accendeva solo nelle grandi occasioni. Riccardo non si era mosso.

— Non ho fame — disse — ma sbrigatevi perchè ho sonno invece e Carmine avrà un cantuccio in cui poter sdraiarmi.

— Il tuo letticciuolo, Riccardo, è sempre là, l’ho rifatto ogni sera, perchè ogni sera ti aspettavo.

Il giovane scorse un dolce rimprovero nelle parole di Carmine e si affrettò a rispondere:

— Sì, sì, hai ragione, buon Carmine, scusami sai...

Gli altri cenavano discorrendo sommesso, mentre Geltrude seduta a loro vicino aguzzava le orecchie per pescare qualche parola dalla quale potesse intendere il resto. Ma, poichè non giungeva a rannodare il filo del discorso, si alzò di un tratto come se un’idea improvvisa le fosse balenata in mente.