— Diavolo, lo credo anch’io — rispose Spaccaforno che si era unito al capannello. — Io, del resto, me lo son preso da me.
— E per conferire i gradi ci han qui raccolti? Certo non per altro. I Francesi son già entrati a Napoli e già due reggimenti si son messi in marcia per le Calabrie.
— Bisogna dunque non perder tempo.
— Io ho già la mia gente raccolta: con me ho portato soltanto i sottocapi.
— Bisognerebbe dunque nominare il generale supremo — disse Parafante con aria sbadata — che assuma la direzione della guerra.
— È quello che ho detto anche io: un generale in capo che abbia autorità su tutti gli altri generali.
E Francatrippa in ciò dire guardò negli occhi i compagni, ciascuno dei quali pareva covasse un suo segreto pensiero.
— E regolasse specialmente la divisione del... come si dice?... del bottino di guerra — aggiunse Spaccaforno. — E perciò bisogna che il generale supremo sia non solo un valoroso che abbia fatto le sue prove, ma anche uno che sia noto per galantuomo.
— Galantuomini siam tutti! — osservò gravemente Benincasa.
— Sì, ma — ripigliò l’altro — occorre anche che sappia leggere, scrivere e far dei conti. Diceva il mio maestro a me che se avessi seguitato negli studi sarei adesso per lo meno un avvocato... dicevo dunque che chi non sa leggere e scrivere non è buono a nulla.