— Capitano? Colonnello addirittura!
— Questo non importa, anzi è da lodarsi perchè si è attribuito un grado meno del nostro... come dunque gli sia venuto in mente di convocarci in nome della Regina! Io avrei voluto rispondere con un paio di calci a quel Pietro il Toro che venne in suo nome.
— E non l’hai fatto! — disse Parafante con aria convinta. — Meglio per te.
— Meglio per me? Che vuoi dire?
— Che ebbi Pietro il Toro a caporale nella mia banda, e l’ho visto in una rissa prendere due dei miei più robusti armigeri e scaraventarli venti passi lontano.
— Io ho sempre due palle incatenate per questi tali. Ma, ripeto, non scaldiamoci il fegato per adesso. Dunque come gli è venuto in mente di mandarci ordini in nome di Sua Maestà? Ma se lui non ci era in quella riunione! E Sua Maestà ci avrebbe fatto il torto di servirsi di uno sbarbatello simile per comunicare i suoi ordini a uomini come noi?
— Io non ci credo, ma, se fosse, sarebbe un capriccio di Regina...
— E noi dovremmo subirlo?
— Ma mi pare, generale Benincasa, scusa sai, che tu non abbia compreso bene di che si tratti.
Il generale Benincasa, lusingato dal titolo, sorrise. Era noto il coraggio di quell’uomo e lo stoicismo nell’affrontare la morte che poi dimostrò sul patibolo, ma era nota anche la sua puerile vanità.