— Non ho compreso bene?
— No. Il trasmettere un ordine è un ufficio ben umile, quanto quello di un cameriere.
— Lo conosco io, lo conosco — disse Spaccaforno scuotendo il capo. — Quel giovane non l’avrebbe accettato perchè ha tanto di superbia quanto di audacia. Quello lì andrà lontano, ve lo dico io. È un bel giovane, ed è già qualche cosa in una guerra in cui comandano le femmine; inoltre sa leggere e scrivere, ciò che, come vi dicevo, è indispensabile per poter essere qualche cosa.
Gli altri erano per rispondere quando s’intesero degli evviva ed un gridar festoso.
— Che è stato? — chiese Francatrippa volgendosi verso la porta. — Chi è giunto?
— Il Vizzarro, il famoso Vizzarro. Capperi, come è equipaggiato!
Colui che è rimasto celebre nella storia di quel burrascoso periodo e che fu tolto a soggetto financo di un poema e che si ricorda ancora in tutte le canzoni che si cantano nei boschi della Mongiana e di Serra S. Bruno, era giunto a cavallo di un bel polledro tutto fettucce, nastri, trine d’oro e di argento nella bardatura e seguito da una banda di dieci montanari. Era giovane di circa trent’anni, e sarebbe stato anche bello se nel viso e nello sguardo non avesse portato l’impronta della ferocia. Da una larga fascia rossa che gli cingeva i fianchi usciva fuori il calcio delle pistole e l’elsa di un coltellaccio. Balzò dal polledro, e con una mossa della spalla rimandando in dietro la carabina che portava ad armacollo entrò nella baracca, volgendo attorno lo sguardo per riconoscere qualcuno tra i convenuti.
— Ma infine costui non è che un brigante; non ha combattuto per il Re e per la Regina, come noi! — disse Benincasa, facendo una smorfia di disprezzo.
— Ha però le setole nel cuore — rispose Francatrippa.
— O che noi ci abbiamo delle piume? Se sarò io il generale supremo vedrai come lo metterò a posto.