Fuori intanto, fra i sottocapi delle milizie che dovevano contendere, come per cinque anni contesero, la conquista del Reame agl’invasori, si commentava i! probabile risultato di quella riunione.
— Se si son riuniti per scegliere il generale supremo, è meglio tornarsene a casa fin d’adesso.
— Sai come andrà a finire? Che essi si scanneranno tra loro e noi tra noi.
— O che credi? Non sarebbe questa la migliore delle soluzioni? Tutti i pretendenti al comando supremo dovrebbero sostenere le loro ragioni con le armi in pugno. Guarda: questo luogo par fatto apposta per giocare alle pugnalate e alle pistolettate e noi faremmo da testimoni e da giudici.
— Zitto!... — fece il compaesano del Vizzarro.
— Che è stato?
— Non dire delle sciocchezze: faresti meglio a raccontarci la storia del Vizzarro: tu devi saperla, tu che sei de’ suoi paesi.
— Vedete un po’ chi viene...
— Un giovanotto, un bel giovanotto anche, a cavallo. Che ne faremo di costui?
— Costui non la cederebbe a dieci di noi. È una donna, nata di famiglia nobile e ricca, e per la quale il Vizzarro ha fatto scorrere fiumi di sangue. Le ha ucciso due fratelli, ha tagliato la testa al fidanzato, ha ferito il padre dopo averne incendiato il palazzo, ed ella lo segue come l’ombra del suo corpo.