— E la madre?
— Ah, la madre? Una serva che era riescita a fuggire confidò ad una comare, poi a tutto il vicinato, che la figlia, appena l’amante la disciolse dai lacci, gli strappò il pugnale, corse nella stanza ove era la madre, si diede ad ingiuriarla coi più turpi nomi come se avesse compreso di avere in essa una rivale, e poi l’uccise con un colpo al cuore, e all’amante che sopraggiungeva disse, mostrando il cadavere della madre: «Bada, io verrò teco, ma se tu oserai alzar gli occhi in viso a un’altra femmina, fosse anche... e qui disse un nome che non oso ripetere... ti scannerò come ho fatto di mia madre!»
— Perdio! che femmina! — mormoravano gli astanti, impallidendo, quantunque nessun di essi fosse nuovo al sangue e alla strage.
Nel baraccato intanto continuavano i capi a discutere, cercando ognuno di accaparrarsi amici, caso mai si dovesse eleggere un generale supremo. Il Vizzarro se ne stava muto e sdegnoso fra i suoi, mentre Vittoria, l’amante, le cui vesti maschili non ne occultavano il sesso, era fatta segno alle cupide occhiate dei più arditi, come Parafante, Benincasa, Francatrippa, che sapevano d’essere i più famosi in quell’accolta di feroci, per essersi battuti in campo aperto a capo di numerose bande, e per quanto la fama del Vizzarro e degli altri fosse giunta fino a loro, pure non li reputavano degni di molta considerazione.
— Ma insomma che si aspetta? — chiese Benincasa.
— Cotesto capitan Riccardo che ci ha fatto invitare.
— No, si aspetta un pezzo grosso: un principe... un duca...
— Io ho inteso dire che sarebbe venuta Sua Maestà la Regina in persona...
In questo si notò una certa agitazione in coloro che erano assembrati innanzi la porta del baraccato: una voce corse fra i capi che avevan fatto qua e là dei capannelli.
— Eccolo, eccolo il capitan Riccardo. Capperi! è vestito come un signore!