A un tal pensiero rabbrividiva! Orribile, orribile sarebbe stata la sua colpa se pur potendo salvarlo, nulla avesse tentato per stornare dal capo di lui il triste destino verso il quale in quell’istante volgeva il piede; ella avrebbe continuato l’opera nefasta del padre, ella gli avrebbe tolto la vita come il padre gli aveva tolto il nome ed i beni, meno scusabile in questo del padre ella che l’amava, ella che ne era amata! È vero che quell’amore restar doveva sepolto nel cuore, che inesorabile sorgeva fra loro due la Regina, inesorabili sorgevano i ricordi di quei rapporti che avrebbero pur sempre posto come un’insormontabile barriera fra loro; ma nell’uomo dell’amor suo ci era pure la vittima dell’ambizione di suo padre; e se ella per tanti anni aveva portato sì fieramente un titolo che non le apparteneva; se per tanti anni aveva goduto di un fasto e di una ricchezza che facevano di lei la giovanetta più cospicua del Regno, non era stata la sua un’usurpazione, incosciente è vero, ma non meno dannosa al figlio legittimo del duca di Fagnano che intanto gemeva nella miseria, e per farsi uno stato era divenuto un avventuriero?
Ed ora che ella poteva fare ammenda al male prodotto da suo padre, ora che ella poteva scongiurare il mortale pericolo cui andava incontro quel giovane, doveva starsene indifferente aspettando di sentirlo preso ed impiccato come un volgare malfattore? E non l’avrebbe maledetta lui, lui che bene avrebbe potuto credere che ella godesse della sua morte, la quale l’avrebbe fatta continuare nel fasto e nella ricchezza, rendendo legittimo il titolo che finallora aveva usurpato?
Parve di un tratto che cedesse ad un prepotente impulso di energia. Si alzò, dicendo a se stessa:
— Salvarlo, salvarlo a costo della mia vita, a costo del mio onore se occorre!
Corse alla porta e la trasse a sè per aprirla, ma la porta resistette.
— Chiusa, chiusa a chiave! — gridò smarrita.
Suo padre dunque aveva diffidato di lei!
Guardò intorno per la stanza: nessuna uscita, nessuna! solo in fondo intravide una finestra a metà nascosta dalle cortine. Si ricordò che l’appartamento di cui faceva parte quella stanza era quasi a pianterreno.
— Uscirò, uscirò — disse quasi convulsa correndo alla finestra.
Ma le sue deboli mani non giungevano a rimuovere i chiavistelli. Col volto acceso, tremante per l’orgasmo in tutte le membra, incurante del dolore, si diede a forzare le imposte che però restavano salde, come inchiodate. Dopo inutili sforzi cadde esaurita con le dita sanguinanti.