Onde trasse dall’odio quella forza che non le avevan dato la gelosia e l’amore deluso. Si alzò e quantunque le parole che stava per proferire fossero per lei irte di spine e le lacerassero la labbra disse:
— Sì, è vero, trovai quel giovane in colloquio amoroso con la mia lettrice, nella stanza di lei. Quando irruppe qui tutta cotesta gente, essi confessavano a me la loro colpa...
E sorrise lei, ora, sarcasticamente; balenarono a lei gli occhi minacciosi mentre diceva ciò fissando l’Inglese che aveva sperato di confonderla.
— Ma se io l’aveva chiusa a chiave nella mia stanza! — gridò il padre di Alma che non potè più oltre contenersi.
— È vero, padre mio — rispose la giovinetta — ma io scesi per la finestra per venir qui ove mio cugino mi aspettava.
— Insomma — disse il Re rassicurato e quindi riprendendo il buon umore — la cosa è chiara oramai, ed è finita, meglio di quello che era incominciata. Ora dirò io l’ultima parola e poi tutti andremo a letto, chè dovremo alzarci per tempo domani.
Poi volgendosi al padre di Alma:
— Sono io, il Re, che vi chieggo la mano della vostra figliuola per il giovane duca di Fagnano vostro nipote.
— Sire! — balbettò il vecchio inchinandosi.
— Voi — continuò il Re — serberete il titolo di duca; vostro nipote porterà quello di conte di Rovito che io gli concedo come regalo di nozze.