Non si era accorta che la Regina le si era avvicinata. Sol quando intese la mano di lei sulla spalla alzò il capo e trasalì nell’incontrarne lo sguardo.

— Tu dunque sapevi del tranello che mi si tendeva? — chiese la Regina.

— Sì, lo compresi da alcune parole.

— E solo per salvarmi, solo per salvarmi ti accusasti di un fallo che ti disonorava in faccia a tutti?

— Sì — rispose lei sostenendo con fierezza lo sguardo della Sovrana — solo per salvar la vostra dignità regale.

— E per uccidere il mio cuore!

— Ho pensato alla Regina, non alla donna, alla figlia di una imperatrice, alla sorella di tanti augusti sovrani, alla vostra corona regale, sicura che la donna avrebbe saputo vincer se stessa.

— E tu dunque fra otto giorni te ne andrai con lui, felice, esultante, superba di aver salvato la tua Regina strappandole l’amante per fartene un marito che ti ridà il titolo e i beni a cui d’ora innanzi non avresti più diritto!

L’insulto oltraggioso, vieppiù acuito dall’accento onde la Regina proferì queste parole, fece impallidire la giovinetta. Lo sdegno sfavillò negli occhi pur così dolci; sussultò in tutta la persona come al tocco di un ferro rovente, mosse le labbra tremanti per rispondere nell’impeto della collera, ma giunse con uno sforzo supremo a dominarsi, e la pietà subentrò di un tratto allo sdegno.

— Voi dite parole indegne di un labbro regale, indegne di un’anima di donna e di regina — disse lentamente. — Se i vostri nemici vi udissero, se vi vedessero, avrebbero pietà di voi!...