— Pietà di me, pietà di me! — gridò lei.

— Sì, come ne ho io. Io vi ho salvata non per essere la sposa di lui, no: egli non entrerà nella camera nuziale. Io lego indissolubilmente l’anima mia ad un uomo che amo, è vero, ma dal quale mi separerò per sempre, intendete? per sempre. Voi non perderete il vostro amante, o signora, chè io sdegnerei i baci umidi ancora dei baci di un’altra donna, sdegnerei le carezze che un’altra donna inebbriarono. Del sacrificio dell’onor mio alla vostra salvezza, della mia bontà al vostro onore, io non chieggo altro compenso che l’obblio.

L’accento dolce ma fermo della giovinetta scosse la Regina. La tensione di quell’anima travagliata cedette di un tratto per la sua stessa violenza. Comprese quanto nobile e generosa fosse quella fanciulla che senza esser nata a piè di un trono aveva virtù regali, e quanto diverso dal suo fosse l’amore di lei per Riccardo.

Non la rovina dei suoi disegni, non la disfatta intera, completa riportata nella lotta ingaggiata contro tutti l’avviliva tanto quanto il dover constatare la sua inferiorità di cuore e di carattere innanzi a quella giovinetta che pure in lei riveriva la Sovrana, al cui decoro, al cui prestigio si era sacrificata.

Non era la donna che doveva esser grata, era la Regina che in quella dolce e buona creatura aveva trovato una virile, eroica difesa, mentre tutti l’avevano abbandonata; in quella buona e dolce creatura, la quale rinunciava financo al diritto che le veniva dalla sua nobile ma disonorante menzogna: all’amore di Riccardo.

E cadde sulla poltrona, mentre due calde lacrime le sgorgavano dagli occhi.

Alma le vide, e compresa da una profonda tenerezza le s’inginocchiò dinanzi. Il dolore di quell’anima di donna rendeva vieppiù augusta la Regina. Le prese le mani e non potendo proferir parola, le baciò.

Carolina d’Austria si chinò dolcemente sulla testa della giovinetta e le disse:

— Tocca a me ora, tocca a me sacrificarmi per la tua felicità. Come donna la vita del mio cuore è finita, come Regina con un sacrificio compenserò il tuo sacrificio. Fra otto giorni lascerò la Sicilia per andar lontano, lontano a morire come Regina e come donna!

E quelle due creature tanto diverse d’indole, di vita, di costumi l’una dolce e pura come un raggio di sole, l’altra ardente, come fiamma di vulcano, feroce nelle vendette, atroce negli odi, s’intensero accomunate dal dolore e piansero a lungo, strette in un amplesso.