— Ho per massima di non rimandar mai le cose dell’oggi al domani.

— Sì, ma io intanto... Mi hai messo in tale incertezza...

— Ma che? Sei divenuto una donnicciuola? Non ti sapevo così curioso!... Aspetta, aspetta, che ora sarò con te...

E senza badargli più oltre continuò a far di conti.

Pietro si grattava la testa con un gesto a lui abituale quando era imbarazzato, e si rassegnò ad aspettare, rodendosi le unghie dall’impazienza.

— Ah, finalmente! — gridò quando vide che Carmine, essendo andati via i contadini, si accostava lui — Che ci è dunque, che ci è? Chi è tornato?

E stette perplesso ad aspettare la risposta. Ah, la gioia gli sarebbe stata assai avvelenata se Carmine avesse saputo ciò che lui sapeva!

— Il Ghiro ed il Magaro... ti ricordi? furono tuoi vecchi compagni d’armi... li ho incontrati luridi, laceri, affamati da far pietà, e li ho invitati a venir qui stasera.

Pietro il Toro s’intese come corbellato. In un altro momento avrebbe accolto con piacere quella nuova, chè era stato sinceramente affezionato ai suoi vecchi camerati; ma mentre egli ne aveva una di grande importanza sbalorditiva non poteva quasi perdonare neanche al vecchio Carmine il diritto di avere anche lui delle notizie.

— Bah — disse infine — mi fa piacere, sì, mi fa piacere; ma che cos’è questo in confronto di quello che so io?