— Tu mi avevi scacciato — rispose Riccardo con voce teneramente soave — ed io avevo giurato di lasciarti libera, di non tornare a te che dopo lunghi anni solo per vederti anche una volta prima che io morissi. Pure alla Regina moribonda promisi che prima di partire, come avevo risoluto, per le lontane Americhe, sarei venuto qui perchè ogni dubbio dileguasse dall’anima mia. Ella prima che la crudele agonia le togliesse la parola mi aveva detto, come se al suo spirito in quell’ora solenne fosse balenato il vero: Va, che ella ti ama; va, che ella ti aspetta; ed io son venuto, disposto a partire per sempre se tu mi avessi imposto di andar via, perchè non ti si incolpasse, perchè nessuno si arrogasse il diritto di aver pietà di me e di censurarti. Solo a Pietro mi svelai nella chiesa ove ero andato per pregare sulla tomba di mio padre e di mia madre. E ecco perchè con la cooperazione di Pietro sono io ora qui, in quest’ora della notte, come un amante o... come un malfattore. Dì ora una parola, una sola parola ed io andrò via per sprofondar lontano nelle tenebre e nel silenzio.

In ciò dire si era alzato e si teneva immobile a lei dinanzi.

Ella si alzò alla sua volta, si strinse a lui e lo trasse con dolce violenza verso l’uscio. Ivi giunta si fermò e voltasi a Riccardo che era rimasto sul limitare gli disse con voce lenta e solenne:

— Tu sei il mio signore e padrone tu sei il mio sposo, tu sei il mio amante. Questo castello è tuo, queste terre son tue, questa povera donna che ti ha atteso per due anni è tua. Sono io che t’imploro perchè non mi punisca della crudeltà mia come sarebbe tuo diritto. Scacciami come una sera io ti scacciai, ma aprimi le braccia se credi che due anni di dolori, di rimorsi, di tormenti mi abbiano punito abbastanza!

Egli che era rimasto da prima sorpreso ne capì di un tratto tutto il pensiero delicato. La prese fra le braccia, la raccolse fra le braccia per sentirla in sè fremente di passione.

Ed ella gli si diede tutta, come in un sogno!

Il castello dormiva, dormivano le campagne sotto al blando raggio lunare. Pel cielo sereno ammiccavano scintillando le stelle. Un fremito di amore, di baci e di parole mormorate nei baci saliva da quella cameretta spandendosi su su pel cielo senza nubi.

E per la serenità del firmamento ammiccavano le stelle scintillando più vive.

Era già sorto il sole quando di un tratto echeggiarono voci festose e scoppi di fucilate, come è in uso per le feste. Tutte le finestre del castello si spalancarono, tutte le porte si aprirono. Innanzi al piazzale la folla dei contadini urlava ebbra di gioia. Il Magaro, il Ghiro, Carmine, Geltrude parevano invasati: Pietro il Toro piangeva come un fanciullo pur cercando di darsi un’aria grave.

La gran veranda del castello sulla quale eran fissi tutti gli sguardi si aprì. Alma e Riccardo apparvero sorridenti, e dietro a loro il duca ancora intontito per la lieta sorpresa.