— Sua Maestà la Regina.

Carolina d’Austria era sveltamente discesa dal cocchio e si era fermata per aspettare che ne discendesse la duchessina di Fagnano, al cui braccio si appoggiò entrando nella villa fra una doppia fila di veterani schierati innanzi la porta. Alla bell’e meglio il portinaio si era rivestito e si teneva immobile appoggiato al lungo bastone, insegna del suo ufficio.

— Il Re è a letto? — chiese la Regina al portinaio.

— Credo di sì, Maestà. Il maggiordomo aveva dato l’ordine di spegnere i lumi e di chiudere le porte.

Scendeva in tal mentre il vecchio maggiordomo che un valletto era corso a chiamare, ed incontratosi con la Regina a mezzo le scale s’inchinò profondamente; poi, con la domestichezza che gli veniva dai quarant’anni di servizio alla Corte borbonica:

— Maestà — disse — come a quest’ora?

— Il Re è a letto?

— Gli è stata servita ora la cena... Lo troverà in sul finire.

— No, no, accompagnatemi nelle mie stanze. Dopo che avrà cenato gli direte che son qui e che gli chieggo un’udienza.

— Veda un po’ che caso! Il Re nostro signore poco fa mi diede una lettera che avrei mandato dimani a Vostra Maestà.