— Datemela — disse lei continuando a salire.
Il maggiordomo fece un nuovo inchino, poi precedendo la Regina si diresse verso l’appartamento di lei, da gran tempo disabitato.
— Sei stanca, figlia mia? — disse Carolina d’Austria volgendosi ad Alma.
— Sì, un poco — rispose questa.
— Andrai a letto appena nelle nostre stanze. Mi aspetterai però senza addormentarti. Dovremo discorrere a lungo.
La giovinetta interrogò con lo sguardo la sua signora, ma intanto erano giunte nell’appartamento del primo piano di cui alcuni valletti si erano affrettati ad accendere i lampadari. Il maggiordomo, facendo un nuovo inchino, aveva in un vassoio di argento dato alla Regina la lettera del Re.
Ella non si affrettò ad aprirla; aveva gittato su un divano lo scialle e si toglieva i guanti con aria pensosa.
— Lasciateci sole — disse infine rivolta al maggiordomo. — Mi avviserete quando Sua Maestà avrà finito di cenare.
— Dirò alle cameriste...
— No, no, per adesso non voglio nessuno...