Nuovo inchino del maggiordomo che uscì richiudendo la porta.
— Hai notato quel mendicante — disse ad Alma la Regina — che testè sbucando da un folto di fichi d’India si avvicinò alla carrozza come per chiedermi l’elemosina?
— Sì — rispose Alma, che non ne potendo più dalla stanchezza si era appoggiata allo schienale del divano.
— Quel mendicante è una spia da me mandata in Calabria donde è tornata ieri.
Alma trasalì, il pallido suo viso si fece più smorto.
— Nelle lettere che mi ha portato trovo una notizia assai triste per me e forse anche per te. Ricordi quel giovane che ci difese in Napoli la notte del veglione, che poi a capo della sua banda combattè contro gli assalitori del castello? Ebbene, quantunque dopo essere stato fatto prigioniero avesse potuto evadere, pure in Calabria non si sa dove sia.
Alma non rispose, ma negli occhi dolci e sognanti aveva come un velo di malinconia.
— Ed ora io avrei bisogno di lui, bisogno assoluto, comprendi? di un cuore nobile, di un’anima risoluta, di una devozione cieca, di un coraggio invitto! Ed egli aveva promesso, aveva promesso! Pure ho fatto continuar le ricerche da un altro agente.
— Se ha promesso, verrà! — rispose Alma con accento sicuro ma triste.
— Verrà, ma quando? Quando io sarò vinta, quando io, come mi si minaccia, sarò mandata in esilio? Quando i miei nemici avran trionfato? Di chi fidarmi, di chi? Neanche tuo padre mi assicura. Anima fredda, calcolatrice, doppia, che si tiene legato a noi per te, si tien legato agli Inglesi per....