Doveva lui infliggerle una tale umiliazione? Non era pur sempre vivo in lui quell’amore che per tanti anni aveva portato nel cuore come una religione? Ma se avesse taciuto incontrandola non avrebbe potuto credere lei che egli le serbasse rancore? E quali parole le avrebbe dovuto rivolgere se il caso di nuovo li avesse posti a fronte?

A tale domanda che si rivolgeva da più giorni non aveva saputo trovar risposta.

Egli era andato ad aspettare i suoi amici, il Ghiro e il Magaro con gli altri di loro scelta a piè del colle ove sarebbero giunti se, come aveva lor detto, avessero percorso la via che dalla marina saliva dritta verso la villa reale; e non dubitava punto che non si fossero attenuti alle sue indicazioni.

Scese da cavallo ed aspettò con le braccia conserte, le spalle ad un albero, nel silenzio profondo di una notte senza luna e senza stelle.

Era da un pezzo assorto ne’ suoi pensieri quando un sordo calpestio che veniva dal fondo della collina lo riscosse.

— Son dessi — mormorò il giovane facendosi più dappresso alla via.

Un gruppo d’ombre nere s’avanzava silenzioso: quando fu a poca distanza dal giovane, questi fece sentire un sibilo acuto e sottile col quale i suoi compagni avrebbero di certo riconosciuto uno dei seguaci del loro antico condottiero.

Un altro fischio acuto e sottile rispose al suo. Il gruppo si era fermato, ma due ombre se ne distaccarono e mossero verso il giovane.

— Sei tu Ghiro? Sei tu Magaro?

— Siamo noi.