La Regina avendo visto le ombre presso la lettiga, disse rivolgendosi al giovane:

— Tutti calabresi, non è vero?

— Tutti.

— Credete che vi sia pericolo di cattivo incontro?

— Gl’Inglesi avran paura d’affrontarci finchè non saranno in buon numero. Ma bisogna far presto quel che si ha da fare.

— Il Parlamento si radunerà fra qualche giorno per votare un’altra tassa sulle granaglie. Sarà quella l’occasione per dare addosso agl’Inglesi. Stasera istessa bisogna che le squadre si avanzino verso Palermo.

Intanto eran giunti presso la lettiga. La Regina nel discorrere si appoggiava al braccio del giovane e di tanto in tanto gli volgeva lo sguardo ch’ei vedeva scintillare al buio. Sentiva tutto il fascino di quel contatto e di quello sguardo nel quale leggeva gli acri desideri di quella donna di cui pur negl’intrighi della politica, nella brama di vendetta, nell’orgasmo della lotta, non si attutivano gl’impeti veementi della sensualità.

— Credevo che sareste venuto ieri sera, ma attesi invano! — gli disse sottovoce mentre si stringeva a lui con tutta la persona, sicchè ei ne sentiva nel volto l’alito ardente che gli fece correre un brivido per le vene.

— Aspettavo coloro che ho scelto per accompagnarci — rispose con voce che risentiva del suo orgasmo.

— Vi aspetterò al ritorno... intendete? Al ritorno!