— Sta bene dunque... Avvisate Sua Maestà.

Il negro rientrò nella porticina: Riccardo intanto si rivolse a Pietro il Toro che pareva avesse perduto la loquela, tanto nel discorrere era imbarazzato, come chi trovasse ad ogni frase un intoppo.

— Pietro, tu mi nascondi qualche cosa — gli disse Riccardo.

— Io? — esclamò con un riso sforzato il vecchio scorridore — che vuoi ti nasconda? Ho risposto a tutte le tue domande il meglio che ho potuto...

— Possibile che di Vittoria tu non sappia nulla, nulla di preciso, possibile? Non foste insieme con la banda di Benincasa?

— È vero sì, ma... Insomma non so nulla e... non dico nulla.

— Ma parla, ma spiegati... Perchè balbetti, perchè sei incerto? Che cosa devi tacere? — proruppe Riccardo.

— Io capisco che... la gratitudine... lei infine ti salvò la vita, lei ti diede tante prove di devozione... la gratitudine ti fa esser desideroso di sapere di lei quel che è avvenuto, lo capisco; ma sai tu come sono capricciose le femmine! Ebbene, è un capriccio che bisogna rispettare!

Riccardo invano si sforzava di capire le parole smozzicate di Pietro, nelle quali pure intravedeva un mistero. Ma fu distratto dal vedere che la porticina s’apriva per lasciar passare la Regina tutta chiusa in un nero mantello il cui cappuccio le scendeva sulla fronte. Dietro a lei veniva Alma che egli riconobbe alla persona sottile e all’incedere agile e svelto.

Si avvicinò, scontento in fondo che Alma partecipasse a quella gita. Grande era in lui l’imbarazzo nel trovarsi fra quelle due donne, tanto più che da qualche giorno la Regina accentuava in presenza di Alma la sua dimestichezza con lui che, d’altra parte, con irrefrenabile dispetto aveva notato l’impassibilità della giovinetta, la quale aveva sempre evitato di rivolgergli la parola.