La chiesa era scura scura, poichè i piccoli lumicini che ardevano davanti agli altari non rompevano le tenebre. Un odore d’incenso, d’umidità fresca e di fiori empiva ogni cosa, e nel silenzio profondo e solenne sentivo il rumore dei miei sandali e mi veniva quasi la voglia di camminare in punta di piedi. Tuttavia, curvo e con le mani immerse nelle larghe maniche, mi diressi al confessionale. Vidi un’ombra nera chinata sovra un inginocchiatoio, mi chiusi dentro e tirai la tendina.

Avevo sempre addosso quella benedetta emozione che mi faceva battere il cuore, ma appena, fui seduto mi venne quasi voglia di ridere. A un tratto, al finestrino di sinistra, la parte del cuore, sentii una voce bisbigliare il Confiteor. Per vostra norma, la contessa era una bella bruna di venticinque anni, maritata, alta, ben fatta, in fama d’essere spiritosa, ma severissima in riga di galanteri.

—Figlia mia, siete al tribunale della penitenza. Confessate con sincerità piena e contrita le vostre colpe a Dio che le ascolta, e ricordatevi che quel che deponete a questo santo tribunale rimane un segreto tra voi e Dio soltanto.

—Padre, mi accuso del peccato di superbia. (Cominciamo dal primo dei peccati mortali, dissi tra me. Quando parlava, sentivo il tepore del suo alito passare tra i buchi della graticola).

—Ditemi, figlia mia, le circostanze di questo peccato; perchè possa misurarne la gravità. Siete voi stata vana del vostro nome, delle vostre ricchezze o del vostro corpo?

—Di tutti e tre, padre. (Ahi! ahi!).

—E questa vostra colpa si è tradotta esternamente con atti, con sguardi, o con parole?

—Mi accuso di essermi guardata troppo volentieri nello specchio, e... (titubò un poco) specialmente uscendo dal bagno. (Sacripante! Domando io se sono cose da contare a un capitano di cavalleria, che fa vita monastica e rimpiange terribilmente l’eterno femminino! Cominciavo a spaventarmi).

—Male, figlia mia. Dio non v’ha dato un bel corpo per compiacenze peccaminose, ma perchè serva a sua eterna glorificazione. (La frase era stupida. Cominciavo a impaperarmi. Avevo una gran voglia d’insistere e di domandare particolari più minuti, ma temetti di eccedere. Ci fu un breve silenzio).

—E sopra il secondo peccato, l’avarizia, avete nulla da dire?