—No, padre, non mi pare d’esservi caduta.

—E... e sopra al terzo.... Vediamo: siete sincera. Pensate che quel che affidate al tribunale della penitenza rimane segreto, suggellato con sette suggelli, e riflettete che le domande che vi farò non vengono da curiosità indiscreta, ma dalla necessità in cui si trovano i ministri del Signore di pesar bene tutte le circostanze, per conoscere e giudicare la gravità del peccato.

—Si, padre; mi accuso di aver......

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Angeli e ministri di grazia! La contessa non era severa; no, no: era prudente!

Quando le ebbi dato l’assoluzione e i sette salmi penitenziali da dire, scappai, chè mi pareva d’aver le fiamme nelle ossa. Padre Romualdo russava sul mio letto, e io cominciai a radermi la barba per presentarmi il domani alla contessa.

Stetti in città un mese, radunando con la contessa i materiali di una futura confessione. Padre Romualdo l’avrà assolta, ma a me è sempre rimasto un mezzo rimorso. Mi pare che il sorprendere così i segreti di una signora non sia troppo delicato.

Raccontarveli, poi!