Gli storici fiorentini copiarono il Giovio, appunto come fanno gli storici anche oggi, e i più valenti. Udite le varie versioni di un atto, accettano quella che più soddisfa al loro criterio storico, aggiungono quel che sanno di più, ragionano o anche sragionano sulle cause e sulle conseguenze, ma, poichè la storia non s’inventa, dicono quel che dissero i predecessori quando quella parve loro la verità.
Per me dunque il libro dell’Alvisi prova e riprova che il commissario Francesco Ferruccio fu ammazzato dal colonnello Fabrizio Maramaldo sulla piazza di Gavinana.
Questo, quanto alla tesi. Non bisogna però dimenticare le gravi questioni storiche che zampillano da questo libro e che l’Alvisi ha esposte e spesso risolute con singolare acume e felicità. La questione della critica dei testi storici fa un passo in questo libro. Le ragioni per cui il Maramaldo uccise il Ferruccio sono messe di nuovo in discussione, per quanto, almeno per me, rimanga immutabile il fatto. La storiella della figlia di Salvestro Aldobrandini che rifiuta sdegnosamente di ballare col Maramaldo è riconosciuta e provata favola, per quanto si siano dipinti anche di bei quadri in proposito. La serie dei documenti che illustrano un periodo di storia italiana importantissimo e la vita di un capitano di gran nome come il Maramaldo, anche dopo il lavoro del De Blasiis, è ricchissima e felice. Insomma, è un bel libro, al quale, come a tutte le produzioni letterarie, drammatiche, storiche, ecc., nuoce la tesi prefissa.
Non si potrà dire che l’amicizia che porto all’Alvisi mi abbia fatto velo agli occhi parlando del suo libro. Mi pare d’essere stato anzi severo come un procuratore del re. Sarò dunque creduto quando dico che, nonostante la tesi, questa nuova opera del giovane storico è importante, ingegnosa e bella.
LES FEMMES QUI TUENT
ET LES FEMMES QUI VOTENT[6]
L’insegnano anche ai bimbi della scoletta che lo struzzo inseguito nasconde la testa sotto l’ala e crede così d’essere al sicuro. Noi, che Linneo ascrisse alla specie homo sapiens e che abbiamo tutte le superbie di una potenza intellettiva senza confronti colle altre specie d’animali, noi facciamo spesso come lo struzzo, e quando un problema terribile c’insegue e ci sta sopra, poichè la nostra imperfezione fisica ci privò delle ali, provvediamo colla massima di masto Raffaele, quella del non te ne incaricare. Alcuni però, più coraggiosi di tutti, non si ricusano ad esaminare da vicino questi problemi e li esaminano minutamente e ci ragionano sopra con tutte le formole della logica e magari con tutte le meticolosità della classica. Questi sono gli audaci, i filosofi insubordinati, i pensatori avidi di novità, gli artisti turbolenti e nemici sfidati della volgarità borghese. Ma se domandate loro la conclusione di tanti studi e di tanti ragionamenti, i nemici della volgarità rispondono per lo più come un caposezione seccato da una pratica o da un sollecitatore: rispondono—Vedremo!.... ci penseremo!..