I bimbi saltarono in giro schiamazzando, e si fermarono a studiare profondamente ed a far girare sui perni una sfera celeste, dove un frate del seicento aveva dipinto tutti i cancri, i capricorni e gli altri mostri delle costellazioni. La signora raggiunse il bibliotecario, che da buon marito non s’accorse come nella disinvolta cera della moglie un secreto desiderio e una novità d’appetito covassero insidiosi. Già egli pensava all’Heinecken.
—Che bella giornata!—cominciò la signora.
—Bellissima!—rispose il bibliotecario quasi sospirando.—E dove conduci i bimbi?
La bibliotecaria non rispose subito, ma si accomodò il nastro del cappellino che non ne aveva bisogno.—Li conduco fuori—disse poi.—E tu non vieni?
—Vedi, verrei volentieri, ma debbo lavorare. Sappi che l’Heinecken dice...
—Lascialo dire. Oggi si deve star bene fuori. Vieni con noi. Anzi—(il segreto desiderio stava per vedere la luce)—anzi, non si potrebbe trovare un po’ di svago pei bimbi... e per te che stai qui sempre chiuso....
—T’ho pur detto che non posso. Senti; il primo libro con incisioni...
—Perchè non puoi? Ecco, se s’andasse tutti a pranzo fuori di porta, in campagna.... (il segreto! il segreto!) si andrebbe coi bimbi, sai, là nei giardini, sotto il pergolato... Ti ricordi come ci si stette bene l’anno passato? Ti ricordi? Non mi dire di no... sii buono...
Ah, donne seduttrici! Ella aveva posato la manina inguantata sulla spalla del marito e lo guardava di sotto in su, sorridendo colle labbra fresche e con gli occhi pieni di furberie e di tentazioni. Sulle gronde i passeri cinguettavano più che mai e le margheritine bianche parevano tanti occhi curiosi che spiassero il balcone.
—Abbi pazienza—disse il bibliotecario dopo aver superato la tentazione.—Abbi pazienza. L’Heinecken...