La bibliotecaria battè il piedino per terra e ritirò la mano dalla spalla del marito. Era offesa, stizzita della negazione e della mala riuscita del suo disegno.—Caro mio—riprese, sporgendo il labbro inferiore ed aggrottando le ciglia—caro mio, son pur seccanti i tuoi libri! Quando ci avrai rimesso la salute! E a contentar noi non ci pensi mai? Quando ci farai un piacere, nel nome Santo di Dio?
Il bibliotecario diede un guizzo e spalancò le braccia.
L’ho a dire? Scaraventò la papalina di velluto contro Giustiniano, e e.... via, lo dico... baciò sonoramente la bibliotecaria su tutte due le gote. La povera signora che si aspettava un rimprovero, rimase attonita, poi arrossì un pochino e, rassettando il nastro del cappellino che questa volta ne aveva bisogno, rivolse istintivamente la testa. Ma i bimbi studiavano le costellazioni.
—Il Monte Santo di Dio—diceva il bibliotecario, gesticolando allegramente.—Il Monte Santo di Dio di Antonio Bettini da Siena, stampato da Nicolò di Lorenzo della Magna in Firenze il 10 settembre 1477 in quarto grande, caratteri tondi, senza numerazione ma con segnature. È proprio quello, sai, ed è rarissimo! Ce n’è uno nella Casanate; un altro è indicato nel catalogo Jackson di Livorno 1756, ma dev’essere andato nella libreria del Duca della Vallière. E sai dove l’ho visto? Vuoi vederlo anche tu? È nell’Avvertimento del tomo III del catalogo stampato dalla Casanate. Quello è il primo libro con incisioni in metallo inserite nel testo; proprio quello!
Il bibliotecario era raggiante. La bibliotecaria rasserenata non capiva bene l’importanza della notizia, ma capiva che una esclamazione fortunata le aveva fatto vincere la causa. Quel giorno pranzarono coi bimbi sotto la pergola dove erano stati tanto bene l’anno passato.
La sera, la bibliotecaria era già in letto e sorrideva cogli occhi semichiusi. Il bibliotecario in abbigliamento molto leggero... molto beduino, puntò il ginocchio sul letto per saltarvi dentro, ma alla prima non gli riescì.
—Com’è alto il nostro letto—disse.—È un vero monte!
La bibliotecaria aprì gli occhioni birbi, fece una risatina piena di malizia e di carezze e susurrò:—Monte Santo di Dio!
Ah, l’irriverente!