LE POESIE DI ANGELO VIVIANI
Le Poesie di Angelo Viviani stanno tutte in un fascicoletto di ottanta pagine, compresa la prefazione: sono stampate a Firenze dalla tipografia del Vocabolario, e sono tra le più brutte che siano venute alla luce in questi anni di versi scellerati.
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Nella estate scorsa mi fermai due giorni in una città che non nomino, per ragioni che il lettore vedrà più avanti, se la buona volontà gli dura. Mi fermai solo, alla locanda, per l’amore non corrisposto che porto ai libri vecchi ed alla carta scritta da un pezzo e, conservando l’incognito meglio dei sovrani, avevo il melanconico aspetto di un viaggiatore di commercio, piuttosto che quello di pretendente alle compiacenze delle vergini Muse, da buon cittadino ossequioso alle leggi, avevo dovuto scrivere il mio nome e cognome sui registri dell’albergatore, il cui aspetto poco letterario del resto mi rassicurava.
Dopo essermi lavato dalla dotta polvere, scesi nella sala a pian terreno destinata al pasto degli avventori e alle esercitazioni coreografiche delle mosche. Ivi, contendendo con una costoletta che pretendeva di non lasciarsi mangiare sotto il futile pretesto che nel censimento degli animali regnicoli era stata compresa nella categoria asini, colla coscienza tranquilla di chi si ciba di tenero vitello, guardavo alla strada deserta bruciata dal sole, e pensavo a Fano, di dove ero partito il giorno prima, ed alla felicità di sentirsi due metri d’acqua salata sulla testa.
Leggermente intontito dal lavoro del giorno e quasi assopito dal caldo, non davo altro segno di vita che un movimento isocrono delle mascelle ed un abbondante sudore. L’ora, e la distensione di nervi che succede alla fatica, mi davano una calma stupida ma piacevole. I pensieri mi venivano in mente quasi velati, e le stesse mosche mi trovavano senza dubbio indulgente; quando il cameriere mi si avvicinò colla ciera trasognata ed irresponsabile di un ambasciatore che porta cattive nuove, dicendomi sottovoce:—C’è un sacerdote che le vuol parlare.