Ed or che il mio canto più dolce rinacque,
All'opra interrotta che tanto vi piacque,
Pudiche fanciulle, tornate con me.
Destata dal sonno, col plettro rivengo,
Lo scuoto, lo stringo, nel pugno lo tengo
E voglio provarvi che morto non è.

[*] Rinasceva l'effemeride nella quale la Poetessa e Pietro, suo
genitore, deponevano le loro secrezioni cerebellari.

IL LAMENTO DEL PRIGIONIERO[*]

Cadea la notte. Già il cancelliere
Avea degli atti chiuso il volume
E il Presidente disse all'usciere:
«Portate il lume!»

Non un sussurro s'udia nel Foro,
Nemmeno un lieve ronzar d'insetto,
Quando, calzati gli occhiali d'oro,
Lesse il verdetto,

E disse: «Vista la legge, udita
La parte avversa, pesati i danni,
La pena è questa:—Galera in vita
Per quarant'anni».

Briscola! Quando mi sentii preso
Così da questa sentenza infame,
Cascai per terra lungo e disteso
Come un salame,

E il giorno dopo due immense palle
Recar dovetti per ogni dove,
E mi fu scritto dietro le spalle
«69»

Quante ferriate nella finestra!
Quanti bigatti nel mio pan nero!
Quanti fagioli nella minestra
Del prigioniero!

Ed il mobilio? Ecco un saccone
Dove gl'insetti tengon cappella
E per … (s'intende) là in quel cantone
C'è la mastella.