E l'ombra disse: «Non hai vergogna
Di quel che hai fatto, brutta carogna?
Libera il figlio; dà mente a me!»
Al padre infame, pel terror grande,
Cambiar colore fin le mutande,
Tal che ammorbava da capo a piè.

Indi, recatosi alla prigione,
Con mano tremula aprì il portone
E disse: «Vattene dai piedi fuor!»
Augusto, libero, ratto andò via,
Indi, impiegatosi, sposò l'Argia[3]
E lunghi vissero giorni d'amor.

[1] Arco a due chilometri da Bologna. Il castello non esiste più, ma invece vi si trovano, una stazione di Guardie di P.S. e un'osteria.

[2] Andato in furia.

[3] Ahi, non fu vero!

IN DISPREZZO DI UNO SPASIMANTE VECCHIO E STORTO

SONETTO SBOLENFIO

Ridicolo che il vicolo girandoli,
Sciupi i sassi coi passi e indarno ciondoli.
Ti parlo schietto, io non ammetto scandoli,
Ne sopporto uno storto che mi sdondoli.

Gli affetti celo e in denso velo ascondoli
Ai vegliardi testardi; indi burlandoli,
Li mando in bando quando, innamorandoli,
Strazio i lor cor e nel dolor sprofondoli.

Se i maschi adoro, pur tra loro io scindoli
In vecchi molli c'hanno i colli pendoli
E in giovinetti eretti e di buone indoli;