Ricordo fin la guglia di San Pietro
Che, guardando dal luogo ove tu stavi,
Io l'avevo davanti e Tu didietro.

LA BALLATA DEL CAVALIER DISCORTESE

I

Poi che il sol tramontò, poi che lontana
piange la mesta squilla il dì che muor,
da 'l solingo veron la castellana
canta così alle stelle il suo dolor:

«Qui presso, tra due monti, è rimpiattato
un castello che il sol mai non scaldò.
Il vento che vi spira è avvelenato,
Buco è il suo nome e se lo meritò.

»Invece in faccia a 'l sol ride scoperto
questo palagio mio cinto di fior.
Ride tra i boschi, ospitalmente aperto
ad ogni dolce peregrin d'amor.

»L'altra notte vegliai su 'l mio balcone
e vidi ne la valle un cavalier,
oh, come bello! e con l'aurato sprone
il cavallo spingea lungo il sentier.

Il cor mi palpitò quando lo scorsi,
l'aspetto suo mi vinse e mi rapì.
Tutta tremante da 'l balcon mi sporsi,
tesi le braccia e gli parlai così:

—Fermati cavalieri Deh, tante cose
vorrei dirti!…. Ove vai? Fermati quì!—»
Ma galoppando il cavalier rispose:
Signora, io vado a Buco…—«e poi sparì».

II