Vittima di se stesso e del destino
Ecco torna da Buco il cavalier;
Carogna tentennante, a capo chino,
Tra le gambe gli zoppica il destrier.
L'errore dell'andar, tornando, espia,
Poichè la strada pessima trovò
Ed il pantan della fetente via
Da capo a piedi lo contaminò.
Passa così sotto al veron fiorito
Dove la voce dell'amor sentì;
Passa e si duol d'avergli preferito
Il laido Buco dove imputridì.
«Deh, colline ridenti, ombroso bosco
Lieto d'acque perenni e di piacer
E voi, labbra di rosa, ora conosco
In che guai mi travolse un reo pensier!
Deh, affacciati al veron, tu che m'hai detto
—Cavalier, dove vai? Fermati qui!—
Ecco torno pentito, ecco nel petto
Col rimorso, l'amor mi rifiorì!»
Uscì la bionda castellana e china
Del memore balcone al davanzal,
Non vide un cavalier, ma una latrina,
Un lurido fantasma intestinal
E disse:—«Alfin la collera celeste,
Mossa dal mio pregar, ti castigò!
Scortese cavalier, quella è la peste…..
Lo spedale è più avanti!… «—E se ne andò.