IO

Io, diventata vacca
Per volontà di Giove,
Fessa, dolente e stracca,
Così diceva al bove:

«Come mi sento fiacca
E rotta in ogni dove!
Non valgo una patacca
In queste forme nuove:

»Il fieno m'è indigesto
E i visceri m'annoda
In modo disonesto.

»L'utile sol ch'io goda
Nel mutamento, è questo:
Che guadagnai la coda.»

LA ROVINA DEL SASSO[*]

(Per un numero unico)

Fu la scena soltanto,
Fu il drammaccio cruento,
Che vi commosse al pianto.

Se il monte non cascava,
Morivano di stento
Ma nessun ci badava.

[*] Per intendere questo epigramma bisogna sapere che nel comune di Sasso erano alcune grotte nel monte e alcune catapecchie dove parecchie famiglie disgraziate tenevano coi denti la vita. Tutti lo sapevano, lo vedevano è passavano. Rovinò il monte e fece quel che non aveva fatto la fame: uccise i disgraziati. Subito si fecero sottoscrizioni, conferenze e numeri unici e in uno di questi la Poetessa, sott'altro nome che il suo, inserì i versi qui sopra.