Te cavalcando, visito tutto de' sogni il regno,
ed un polledro rapido, non un caval di legno,
allor tu sei per me,
e ne'l sognar mio bellico, un capitan mi sento:
le schiere mie galloppano con le bandiere a 'l vento
ne 'l cospetto del Re,

Savoia! e i prodi, memori de la fortezza antica,
freno non danno a l'impeto e già l'oste nimica
le terga a noi voltò.

Che val se, a 'l campo reduce, scendo di sella esangue,
se da uno squarcio orribile veggo fuggirmi il sangue?…
La palma a noi restò!

Le schiere avverse fuggono, ma tu fuggir non sai
e sovra i piè di mogano solennemente stai
fermo, senza fiatar…..
Ma i sogni, ahimè, svaniscono. Cessata è la battaglia!…
L'ora de 'l pranzo è prossima: datemi la tovaglia
chè mi voglio asciugar.

ODE FARMACEUTICA

Ho sognato un mar di laudano
Denso, nero e sterminato,
Come un piano formidabile
Di sciroppo concentrato.
Sovra l'onde immote e brune,
Tra i vapor del zafferano,
Svolazzavano importune
Molte mosche di Milano,

Io, per far con meno incomodo
Di quel mar la traversata,
Mi recai sul porto prossimo
E vi presi una fregata.
Il suo nome si leggea
Scritto a lettere d'un metro,
Vale a dir FARMACOPEA,
E l'aveva per dietro.

Grossi e ritti erano gli alberi
Con le vele di cerotto,
Con le sartie e con le gomene
Verniciate di decotto;
E la nave fabbricata
Di campeggio e legno quassio,
Era tutta incatramata
Di ioduro di potassio.

Drappeggiati in negre tonache
Molti giovani assistenti
Impastavano le pillole
Lassative od astringenti,
Le supposte, i vescicanti
E gli empiastri da enfiagione
Da servire ai naviganti
A merenda e colazione.

Un po' il fuoco che facevano,
Un po' il caldo naturale,
In quel tanfo farmaceutico
Mi sentivo venir male;
Per cui, visto un recipiente,
Ci sedei sopra di botto
E, vedendo un assistente,
Chiamai forte—Ehi, giovinotto!—