—Che comanda?—chiese il giovane—
Vuol di malva una infusione?
Vuol copaive in mucilaggine?
Preferisce una iniezione?—
Adirata lo ribattei:
—Non son quella che credete!
Non ho il male che avrà lei;
Ho soltanto un po' di sete.—
—Sete?—disse—Il male è piccolo
E guarir con l'acqua suole;
Ma se l'acqua ella desidera,
Mi dirà come la vuole.
Forestiera o del paese?
Vuol Tettuccio o Castrocaro?
Vuol un po' d'acqua ungherese
O un bicchier di sale amaro?—
—Voglio solo acqua purissima!—
Furibonda allor gli osservo.
Mi rispose:—Va benissimo,
Ma in che modo gliela servo?
Perchè buono è da sapersi
Che da noi s'usa di bere
In due modi assai diversi;
O per bocca o per clistere.—
Detto fatto e dalla tonaca
Con un gesto pittoresco
Tirò fuori una gran cannula,
Un affare gigantesco,
E mentr'io gridava:—Ehi, sente…
Lei m'ha preso per isbaglio!—
Quel birbone d'assistente
Lo puntava nel bersaglio.
Se non era che voltandomi
Torsi il fianco un poco a destra,
Quell'infame di flebotomo
Scaricava la balestra;
Ma, insistendo l'animale,
Ne successe un serra serra
E, com'era naturale,
Tutto il brodo andò per terra.
Io credeva d'esser libera,
Ma mi accadde un altro guaio
Ch'egli prese dietro a corrermi
Col pestello del mortaio.
Un orrore, uno spavento,
Un battaglio da museo,
Una razza di strumento
Da sfondare un mausoleo!
Io già stavo per soccombere
Alla orribile balista,
Ma gridai—Galeno salvami,
Da quest'empio farmacista!—
E ad un tratto, e fu un enigma,
Spirò un'aria purgativa
Che pareva un borborigma….
E sbarcai sull'altra riva.
ALLA SOCIETÀ EMILIANA DELLE LAVATRICI COME SEGNO DI OMAGGIO CORDIALE QUESTA ODE OSTETRICA È DEDICATA
Multiplicabo aerumnas tuas et conceptus tuos:
in dolore paries filios.
GEN. III 16.
Nell'interno del bacino,
Semprechè non sia deforme,
Vedi un corpo piriforme
Appoggiato all'intestino,
Appo cui fisso rimane
Con diversi ligamenti
E coi rami divergenti
Delle trombe falloppiane.