Ivi, quando è cominciata
L'ordinaria emorragia
E una certa ipertrofia
S'è per ciò manifestata,
Dal follicolo maturo
Esce l'ovulo vagante
Che il processo fecondante
Mette subito al sicuro;
Chè lo impiglia, anzi lo imbuca
Nella tunica villosa
Che presenta la mucosa,
La qual mutasi in caduca
E nel crescere diventa
L'amnio e il corion, traversati
Da quei vasi complicati
Che nutriscon la placenta.
Ivi il germe ha forma e cresce
In un sacco membranoso
Pien di liquido sieroso
Dove nuota come un pesce
E la sua vita fetale
Svolge senza sentimento,
Ritraendo l'alimento
Dal cordone ombelicale.
In quel tempo la gestante
Non si sente molto bene
E per solito le viene
Qualche voglia stravagante.
Ha lo stomaco disfatto,
L'energia molto depressa
E cammina un po' sconnessa
Causa il ventre tumefatto.
Finalmente la sorprende
Un disturbo del sensorio
E un dolor premonitorio
Lungo il rachis le discende.
Il marito al suo lamento
Corre, interroga e le dice:
«Vo a chiamar la levatrice
E ritorno in un momento!»
A intervalli lunghi e rari
Incomincian le pressioni
E le forti contrazioni
Delle fibre muscolari.
Sono sistoli speciali
Cui la diastole consente
E interessan totalmente
Le pareti addominali.
Ecco intanto alla degente
Si rinnovano i dolori
Sempre più provocatori
E di ritmo più frequente,
Finchè, sotto alla pressione,
Il liquor che l'amnio serra
Rompe il sacco e va per terra,
Precursor dell'epulsione.
La faccenda allor va lesta
E non c'è d'aver paura
Se però la creatura
Si presenta con la testa.
Ma nel caso che al contrario
Si presenti con un braccio,
Può accadere un affaraccio,
E il chirurgo è necessario.
Non son fatti sì frequenti,
Ma se mai caso si desse
Che l'ostetrico dovesse
Operar rivolgimenti,
O usar ferri, allor conviene
Star tranquilla, ilare, ardita,
Che la scienza è progredita
E le cose andranno bene.
Dopo un grido indebolito,
In un premito finale,
Nasce un maschio ed è vitale
Come annuncia il suo vagito.
Sente allor di gioia un'onda
La puerpera nel core
E con l'ultimo dolore
Viene espulsa la seconda.