E poi che al suo vagir tacque il dolore
Del fianco insanguinato,
Con che speranze, o madri, e con che cuore
Benediceste il nato

E nutrito di voi lo riscaldaste
Stringendolo sul petto,
E se morte il ghermìa, glielo strappaste
Col prepotente affetto!

Lo cresceste così, biondo fanciullo,
Sovra i fidi ginocchi,
Vegliando il primo passo e il suo trastullo
Con l'anima negli occhi

E speraste veder l'ore supreme
In braccio a lui più liete….
Quanto amor, quanti baci e quanta speme,
O madri che piangete!

Ed ora? I vostri figli a mille a mille
Cadder lungi da voi
Perchè un ladro impazzito e un imbecille
Si son creduti eroi.

E vi tentano ancor, gli scellerati,
Con le astute parole,
Ma i cadaveri nudi e mutilati
Si putrefanno al sole,

Ma già dai loro immondi antri, le iene
Calando irsute e scarne,
Leccano il sangue de le vostre vene,
Straccian la vostra carne!

E il delitto cadrà nel grave oblio
In che omai tutto langue?
No, levatevi voi, donne, perdio,
Raccogliete quel sangue,

Gettatelo ululanti e scapigliate
Dei colpevoli in faccia;
Quando il giorno verrà, non dubitate,
Ne troverem la traccia;

E dite agli altri, o neghittosi, o incerti,
«Pietà di noi vi prenda!
La nostra patria è qui, non nei deserti
Dell'Abissinia orrenda!