Fig. 4ª. — Schizzo idrografico delle Prealpi Giulie. Scala 1:600.000.

Almeno un terzo delle acque che il Tagliamento ha sotto la confluenza del Fella provengono da questo ultimo fiume. Su di esso non intendiamo qui fermarci poichè ne fu trattato espressamente nel secondo volume di questa guida. Diremo solo che lambisce le Prealpi Giulie per una lunghezza di 11 chilometri (quanti se ne contano fra la confluenza della Resia ed il suo sbocco nel Tagliamento) mantenendo una pendenza media dal 6 al 7 per mille, e che le pubblicazioni ufficiali gli attribuiscono una portata media di 22 mc. al secondo ed una minima di 11 ed un'area del bacino di 710 kmq.; tali valori sono però forse, pure in questo caso, eccessivi. Anche della Resia, già altrove considerata, diremo solo che, secondo i dati ufficiali, l'estensione del suo bacino sarebbe di 116 kmq. e la sua portata di minima magra di 3 mc. al secondo; anche questo valore stimiamo però eccessivo.

Dopo la Fella, il Tagliamento riceve sulla sua riva sinistra due soli affluenti notevoli, i quali ambedue spettano alla regione prealpina da noi considerata, cioè la Venzonazza ed il Ledra. Il primo è un torrente montano che ha tutto il suo corso — che misura una lunghezza di poco più di 10 km.[36] — incassato in una valle diritta e ristretta. L'area del bacino è, secondo i dati ufficiali, di 56 kmq., la portata minima è stimata di 0,60 mc. al secondo, e di 0,75 in magra ordinaria.

Al Ledra ed ai suoi caratteri generali s'è già accennato precedentemente, si aggiungerà qui come il fiume consti dalla riunione di una assai considerevole massa di acqua la quale ha origine, da un lato in una serie di sorgenti che sgorgano alle falde dei conoidi — il maggiore è quello del Vegliato su un lembo del quale siede Gemona — fiancheggianti verso oriente il campo di Osoppo, dall'altro in alcune grosse polle, di cui la maggiore è quella del così detto Rio Gelato, che nascono nel bel mezzo della pianura ora indicata. Evidentemente doppia è la provenienza delle acque che formano queste sorgenti e quindi il Ledra, da un lato i torrenti prealpini che si perdono nelle alluvioni dei conoidi sovraindicati, dall'altro le dispersioni stesse del Tagliamento. Solo in rari casi di forti piogge, il Rio Vegliato, l'Orvenco ed altri torrenti minori raggiungono con acque superficiali il piano, e in questo le acque meteoriche sono generalmente assorbite senza riunirsi in ruscelli superficiali; onde si può dire che il Ledra riceva il suo alimento quasi unicamente da sorgenti, quali costanti o quasi nella loro portata (Rio Gelato), quali variabili, ma sempre entro limiti ristretti. Dagli studi fatti alcuni decennî or sono per la costruzione di un canale di cui sarà detto fra breve, appariva che la portata media del fiume fosse di circa 20 mc. al secondo, aumentante a 100 nelle piene e discendente a soli 9 nelle grandi magre. Secondo le osservazioni fatte negli ultimi anni dal consorzio Ledra-Tagliamento sembra invece che la portata ordinaria si aggiri intorno ai 9 mc. al secondo, quella della massima piena raggiunga gli 80, mentre nelle maggiori magre si scenderebbe a 6,5 o 7[37].

Questa, sempre notevole, massa d'acqua, assieme ad altra derivata dal Tagliamento, è stata incanalata e condotta nella pianura friulana; ma di ciò si dirà a proposito delle modificazioni apportate dall'uomo al reticolato idrografico della nostra regione.

I corsi d'acqua dell'anfiteatro morenico.

I corsi d'acqua dell'anfiteatro morenico. Dopo il Ledra, il Tagliamento non riceve dalle nostre prealpi alcun fiume o torrente notevole, poichè i colli dell'anfiteatro morenico non mandano che in minima parte le loro acque verso quel fiume ed in piccola parte pure nel Torre, formando essi nell'assieme una speciale regione idrografica. Due sono i torrenti maggiori dell'anfiteatro, il Corno ed il Cormor, che nascono entrambi nei colli di Buia a non grande distanza l'uno dall'altro, mentre vanno poi allontanandosi tendendo l'uno verso SO, l'altro verso S, lasciando posto nel mezzo ad una serie di torrentelli conosciuti sul luogo col nome generico di lavie, i quali, avendo origine nella cerchia morenica esterna, scendono in pianura mantenendosi indipendenti l'uno dall'altro e dai corsi d'acqua maggiori. Nella regione pedemorenica in questi torrentelli avviene la perdita completa, non solo delle acque assorbite dal bibulo suolo alluvionale, ma altresì dell'alveo. Nel Cormor questo traversa tutta l'alta pianura, per terminare poco a valle delle prime risultive, senza inserirsi però a nessuno dei rivi da queste formati. Il Corno invece, dopo aver attraversato la pianura e oltrepassata la zona delle risultive, ha continuità di alveo col Taglio, il qual nome designa l'affluente dello Stella che porta a questo le acque dei fontanili della regione sotto Codroipo e Bertiolo. In via ordinaria tanto il Corno però quanto il Cormor perdono le acque che ricevono dai numerosi, ma insignificanti, ruscelli provenienti dalle torbiere e dalle bassure intermoreniche (il Corno riceve fra altro l'emissario del lago di S. Daniele)[38] dopo pochi chilometri di corso. Ciò avviene tuttora per il Cormor ed avveniva per il Corno. Di questo però si approfittò ora per il canale Ledra-Tagliamento di cui diremo in seguito, come del resto si usurpò, per un tratto al di fuori della regione da noi considerata, l'alveo al Cormor, per la roggia di Udine. Dato il carattere effimero ed accidentale delle lavie e la loro scarsa importanza (la maggiore quella di Peraria non supera che di poco i 16 km. di sviluppo) non è il caso di parlare di portate, vanno piuttosto ricordate le loro piene che scendono rapide e quasi inopinate in seguito a rovesci d'acqua. In quanto al Corno ed al Cormor, essi entro l'area dell'anfiteatro morenico, che traversano ambedue con un percorso di quasi 17 km., hanno per un tratto più o meno lungo acqua (il Cormor per solo 7 km.), ma la portata di magra non raggiunge, nemmeno nel primo, che pure ha maggiore importanza, i 300 litri al secondo.

Torre e Natisone.

Torre e Natisone. Assai maggiore che l'area delle Prealpi Giulie la quale idrograficamente spetta al Tagliamento, ovvero ai varî bacini dell'anfiteatro, è quella che manda direttamente od indirettamente le sue acque all'Isonzo; però a questo proposito va tenuto conto di una circostanza che induce a considerare come fiumi quasi a sè tanto il Torre quanto il Natisone. Le acque di questi e dei numerosi loro affluenti giungono infatti soltanto in parte all'Isonzo e ciò avviene non solo al di fuori del territorio da noi considerato, ma in condizioni tali, per il quasi costante totale assorbimento esercitato su quei fiumi dalle alluvioni del piano, che una vera continuità idrografica manca quasi sempre: manca fra Isonzo e Torre, come del resto manca fra Natisone e Torre[39]. Quindi per doppio motivo noi possiamo parlare dei nostri due fiumi veramente prealpini come se fossero ambedue indipendenti dall'Isonzo e l'uno dall'altro.