Degli affluenti montani dell'Isonzo noi abbiamo motivo qui di ricordare solo il rio di Uccea, il quale ha un corso complessivo di 15 km. (di cui 9 in territorio italiano) ed è sempre assai ricco d'acqua, specialmente dopo la confluenza del rio Bianco (7 km.) che scende dal Musi passando presso alla soglia di Tanamea.
Le condizioni idrologiche del territorio più interno delle Prealpi.
Le condizioni idrologiche del territorio più interno delle Prealpi. I principali corsi d'acqua prealpini da noi ricordati, come risulta dalle indicazioni finora fornite, hanno la loro origine e principale loro alimento dalla parte più interna ed elevata delle nostre montagne, ove sono la catena del Musi e quelle del Ciampon e di Montemaggiore. Parecchie circostanze spiegano questa condizione di cose, le più notevoli precipitazioni e l'essere queste in maggior proporzione sotto forma di nevi, il ricoprimento di boschi relativamente più denso ed esteso; ma sopratutto una condizione favorisce l'abbondante raccolta di acqua nel sottosuolo ed il lento suo ritorno a giorno, la diffusione relativamente grande di terreni sciolti superficiali. Più spesso che vere alluvioni sono falde detritiche, talora attuali, altra volta quaternarie e debolmente cementate; non mancano nemmeno depositi glaciali e fluvioglaciali. Abbondanti questi ultimi sono però quasi solo nel versante settentrionale della catena del Ciampon, mentre ricoprimenti di falda rivestono quasi tutti i pendii che erano scoperti durante l'epoca glaciale, onde estesissimi sono per esempio sulla china meridionale del Gran Monte, dove hanno origine le molte fonti del Cornappo e del Natisone. A masse alluvionali è invece da attribuirsi principalmente la sorgente del Torre. Nella regione che consideriamo non mancano però sorgenti di origine diversa da quella qui accennata, poichè i calcari delle aree più elevate del Musi, del Ciampon e del Montemaggiore sono ovunque fessurati, spesso rigati da solchi carsici e qua e là cospersi di doline. Fra le più notevoli sorgenti dovute a queste masse calcaree foracchiate è da ricordarsi qui il fontanon di Barinan nella valle di Resia.
La zona ad idrografia carsica. Le grotte.
La zona ad idrografia carsica. Le grotte.[50] Però l'idrografia tipicamente carsica, caratterizzata dalla mancanza di correnti superficiali anche mediocremente importanti e dalla presenza invece di una complicata idrografia interna per la quale le acque, assorbite dalle doline, circolano per grotte e canali più o meno ampi, per venire a giorno nelle valli più profonde sotto forma di grosse sorgenti, assume il suo massimo sviluppo nella zona montuosa più esterna delle Prealpi. Come fu altrove (pag. 29) avvertito, tali condizioni di cose si presentano in tutti gli altipiani submontani, in grado diverso però a seconda che ci si trova in territorî completamente calcarei (cretacei), ovvero in quelli (eocenici) dove calcari ed arenarie e marne si succedono ed alternano. Mentre nei primi mancano completamente i corsi d'acqua superficiali questi si possono invece trovare nei secondi, sia pure con esiguo sviluppo e per lo più destinati prima o poi a scomparire completamente, o quasi, sotterra. A queste perdite dei ruscelli talora, ma non sempre, corrisponde un brusco chiudersi delle vallette da essi percorse. In ogni caso, sieno le acque meteoriche assorbite quasi appena cadute dalle cavità carsiche, ovvero abbiano prima potuto per un tratto più o meno lungo riunirsi in corsi d'acqua superficiali, esse sono egualmente destinate ad alimentare una circolazione sotterranea di tipo ben diverso da quella che si osserva nei consueti terreni permeabili.
Quantunque l'attività di parecchi studiosi, organizzata in questi ultimi anni dal Circolo Speleologico ed Idrologico di Udine, si sia rivolta alla loro ricerca, specialmente nel territorio qui considerato, tuttavia poco sappiamo delle vie che le nostre acque percorrono sotterra. Delle molte grotte finora esplorate, alcune sono del tutto asciutte e seppure hanno in altri tempi rappresentato canali percorsi da acque, sembrano troppo superficiali per aver avuto una grande importanza per la idrografia sotterranea; altre tuttora attive poterono essere solo in parte seguite nel tortuoso loro cammino. Fra le più importanti, delle quali però particolarmente verrà detto nella parte itineraria di questa guida si possono qui ricordare, quella di Vedronza, quella di Villanova, quella di Viganti e quella di Proreak; la prima rappresenta lo sbocco di un temporaneo corso d'acqua sotterraneo, di cui è ignota la provenienza; la seconda è notevole, per un perenne ruscello che oggi ne segue le gallerie più profonde e per la complicazione e ristrettezza di queste; la grotta di Viganti è lo sfogo della piccola valle chiusa di Tapoteletia che, scavata nelle marne ed arenarie, è verso sud sbarrata da una massa calcarea in cui si apre la grotta, la quale poi si continua (come è presumibile, sebbene la esplorazione completa non sia ancora stata fatta) con quella di Proreak, che s'apre a pochi metri dal fondo della valle del Cornappo, dando uscita, durante le piogge, ad un vero torrente. Questo sistema ricorda, per la grandiosità, le grotte del vero Carso; esso è sviluppato nei calcari cretacei, mentre la grotta di Villanova caratterizzata dai canali piccoli e ristretti è scavata nei terreni eocenici.
In connessione con la regione del Bernadia, ove sono le caverne ora indicate, è certamente la grossa sorgente che sgorga a Torlano (ora utilizzata per l'acquedotto di Nimis), sulla destra del Cornappo, mentre quella sulla sinistra è in rapporto evidente con l'altipiano carsico di Montediprato.
Fra il Cornappo e l'Isonzo sono pure grotte degne di attenzione: quella cioè di Canal di Grivò, il Foran di Landri, il Foran des Aganis presso Prestento, la Tapotcelan Jama presso a Tercimonte, quella di S. Giovanni d'Antro, la Velika Jama presso Blasin di Savogna, quella di S. Ilario presso Robic ed altre ancora; tuttavia, se alcune presentano grande importanza non solo sotto l'aspetto fisico, ma, come meglio si dirà in seguito, anche sotto quello paletnologico e storico, tutte però hanno limitato interesse dal punto di vista idrologico. Da questo punto di vista non hanno grande importanza nemmeno le numerose voragini (pozzi verticali) finora esplorate, voragini che del resto, se sono degne di studio per ciò che riguarda la loro origine e per i caratteri morfologici (tipiche fra altre sono alcune bottigliformi), non possono certo competere, come dimensioni, con quelle del Carso ovvero delle Cevenne, nè in genere sembrano condurre a corsi d'acqua sotterranei.
Notevoli invece in questa regione sono le sorgenti più o meno tipicamente carsiche. Ricorderemo anzitutto quella di Montina, con una portata nelle magre ordinarie di 20 litri al secondo[51], che venne utilizzata per l'acquedotto di Premariacco. Notevolissime poi, sebbene per alcune possa essere dubbio sulla loro vera natura, sono quelle della Pojana, la quale ha presumibilmente il suo bacino di raccoglimento sul Mia e sgorga sulla destra del Natisone appena oltrepassato il confine politico, e quelle di Naklanz ed Arpit, le quali si crede derivino dalle acque cadute sul massiccio del Matajar e sgorgano alla sinistra del Natisone un po' più a valle della Pojana; la quantità d'acqua che esce dalle 3 sorgenti, e che è stata calcolata in 80 litri al secondo per la Naklanz, 175 per la Pojana e 370 per l'Arpit, è così grande che il Natisone dopo il loro incontro ha più che raddoppiata la sua portata.